TRIBU' RUCCUTONA

Tifo, violenza e orgoglio
In curva, tra le ultime tribù

Identificati come nemici, gli ultras sono anche una realtà aggregativa

Pubblichiamo l’ultimo articolo che Roberto Stracca, il nostro collega scomparso, stava ancora sistemando. È il suo addio allo stadio.

«Hanno fatto un deserto e l’hanno chiamato pace». Il vecchio ultras scuote la testa. Ne ha passate tante, ne ha viste troppe. Ha osservato la sua curva mutare volto, anticipare, spesso in negativo, i cambiamenti della società. Ha preso atto che la delinquenza entrava liberamente nel suo mondo e si accaparrava il business del merchandising mentre i suoi amici venivano diffidati per aver urlato «mercenario» a un giocatore svogliato. Ha conosciuto ragazzini raggirati e spinti a far propaganda politica dagli stessi che poi, indossato il doppiopetto ministeriale, al tg chiedevano leggi speciali contro di loro. Ha captato che la tensione stava salendo strategicamente e visto una generazione-cerniera di leader riconosciuti rasa al suolo per lasciare il territorio a «cani sciolti» senza regole. Eppure la curva aveva continuato a vivere, gli ultras a essere una realtà attiva in Italia.

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Ora, però, sente sulla pelle che si è a un punto di non ritorno. Che nulla sarà come prima. Nessuna bomba intelligente: per combattere la metastasi hanno deciso di spazzare via anche la parte sana. E così una storia con tante macchie (ma anche cose belle che un giorno dovranno essere raccontate) è, forse, vicina al capolinea. Perché il problema non è solo la contestatissima «tessera del tifoso» ma la volontà di omologare, di normalizzare, di rendere meno libera l’ultima forza antagonista della società italiana. Ha ragione lo scrittore Enrico Brizzi (in Jack Frusciante è uscito dal gruppo): «Gli ultras hanno rappresentato l’unica realtà aggregativa che è sopravvissuta negli ultimi 40 anni in Italia». Il partito è morto, l’oratorio non è che stia così bene, il movimento studentesco è ormai poco più di una barzelletta. L’antagonismo in Italia, anche per la necessità di pacificare le piazze dopo i sanguinosi anni Settanta, ha finito per confinarsi (o essere confinato) nelle curve degli stadi che per lungo tempo sono state vere e proprie zone franche, off limits alle forze dell’ordine, extraterritoriali. Per diventare oggi, in un contrappasso dantesco, un laboratorio di legislazione speciale.

Sia chiaro: la curva non è un mondo perfetto. Tutt’altro. Fate l’elenco di tutti i mali contemporanei e ce li troverete. A cominciare, purtroppo, dalla droga. Dalle canne fricchettone degli anni Settanta alle pasticche sintetiche degli ultimi tempi: sono tutte passate dalla curva. Centro di affari diventato troppo grande perché la malavita ne potesse rimanere fuori. Ma, nonostante tutto, per migliaia e migliaia di ragazzi da Nord a Sud, l’iniziazione al mondo, la palestra di vita, l’apprendimento delle norme non scritte del mondo è stato su un muretto o su una balconata. Tra un fumogeno e un coro politicamente scorretto. Mandata in pensione la naja obbligatoria, adolescenti o post adolescenti hanno imparato la gerarchia e il rispetto dei più «vecchi» prendendo l’acqua su una gradinata o soffrendo fame e sete su un treno topaia.
I soloni del calcio entertainment non si vogliono rendere conto che se gli stadi italiani non sono ancora più vuoti e deprimenti di come già appaiono non è per le loro cavolate d’iniziative promozionali. Tanti ragazzi e ragazze continuano ad andare in curva, dove la partita s’intravede più che vedersi, proprio grazie (e solo grazie) agli ultras, per voler stare insieme, per non rassegnarsi a vivere di solo Facebook, per un ideale distorto ma un ideale, per fedeltà alla tribù parafrasando il titolo del romanzo di John King.

manifestazione-tessera-tifoso-200x165Cosa spinge un tifoso del Torino ad andare a vedere una squadra che colleziona figure penose da anni e schiera carneadi che rispondono al nome di Di Cesare e Iunco che magari a gennaio andranno via? L’orgoglio di far parte della Maratona, una delle curve che hanno fatto la storia del tifo italiano. Di sentirsi parte di un qualcosa di più grande e di provare a fermare il tempo, di tornare per 90’ a quando lo stadio era il rito collettivo della domenica. O, analogamente, che cosa porta, quando le tv satellitari offrono i dribbling di Messi o le finezze di Robben comodamente lì sul piccolo schermo, un tifoso della Ternana o del Verona a farsi ore e ore di viaggio per una partita di Prima divisione e per dei giocatori che a fine partita neppure li saluteranno? L’appartenenza al proprio gruppo. Non è che bisogna esserne felici, di ciò, ma prenderne atto sì: l’ultras ha saputo continuare ad aggregare in una società liquida e sempre più disgregata.Nonostante una pubblicistica che non li aiuta, nonostante siano stati dipinti come la feccia della società e nei talk show televisivi si trovino attenuanti non generiche anche ai serial killer ma non per chi, sbagliando, ha dato un pugno in uno stadio, c’è chi continua a essere ultras, a scegliere di essere ultras, a vantarsi di essere ultras.
E non sono pochi. Stadio Italia. I conflitti del calcio moderno (curato da Silvano Cacciari e Lorenzo Giudici, edito da La Casa Usher), ottimo libro in materia, ha spiegato perfettamente come la società contemporanea ha necessità del conflitto e di un nemico. E di come questo, a un certo punto in Italia, sia stato individuato nell’ultras.E gli ultras italiani hanno avuto una colpa primaria: quella di essere usciti, metaforicamente, dallo stadio. Fin quando si sono picchiati per un rigore non dato o per uno striscione rubato, non è mai fregato niente a nessuno. Ma quando hanno cominciato a elaborare un loro pensiero, una mentalità (che non è di destra né di sinistra, anche se simbolicamente e retoricamente ha forti richiami con l’estrema destra), allora sì che hanno cominciato a dare fastidio. Quando hanno fatto gli striscioni per chiedere case per i non salariati, difendere gli operai messi in cassa integrazione, esaltare i pompieri che salvavano le vite dopo un terremoto, urlato contro la speculazione di chi vuole costruire gli stadi e chiesto giustizia per i bambini vittime di crimini efferati, hanno spaventato. Avevano i numeri (da far invidia a tanti leader politici, generali senza truppe), consenso (persone, non solo giovanissimi, disposti a seguirli) e ribalta (il sempre maggior numero di telecamere dentro gli stadi).

E hanno firmato la loro condanna. Perché in una società omologata e assopita chi non pensa che la vita sia partecipare a un reality spaventa. Ecco, allora, la voglia se non di eliminare l’ultras, di assimilarlo. Una battaglia vinta perché dall’altra parte non c’è un movimento coeso. «I colori ci dividono, la mentalità ci unisce», ripetono gli ultras sui forum. Ma le divisioni, le rivalità, gli antagonismi non sopiti fra le curve (e all’interno delle stesse curve) li hanno resi più facilmente vulnerabili. E i loro autogol rischiano di sentenziarne la sconfitta. Come le molotov contro il ministro Maroni che hanno finito per colpire chi appoggiava pacificamente la contestazione alla tessera del tifoso per motivi ideologici. C’è, infatti, chi dice che lo stadio non sia che una prova. Che dopo i tornelli ai cancelli degli impianti sono arrivati quelli voluti nella pubblica amministrazione ideati dal ministro Brunetta. E che la «tessera dello studente» non sia altro che la tappa successiva della «tessera del tifoso». Certo è che gli stadi cambieranno: si avvicineranno a un circo o un cinema, dove si vede uno spettacolo e non ci si affeziona a luoghi e cose. Sicuramente a molti piacerà. A chi ha vissuto, amato, palpitato, sbagliato sugli spalti, no. «Se avessi 15 anni oggi – confessa il vecchio ultras – non so se entrerei e vivrei una curva come l’ho vissuta io». Ed è l’unica volta che guardando la sua carta d’identità non si arrabbia e si sente fortunato.

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19 commenti su “TRIBU' RUCCUTONA”

  1. ilModernista Says:

    Di Roberto Stracca ce ne siamo occupati più volte (ad es. http://mentalitaruccutona.splinder.com/post/21717438/un-uomo-vale-quanto-la-sua-parola#cid-63338407). Sono laziale fino al midollo e lo sapete…ma mi si riconosca l'onestà intellettuale di aver dato sempre spazio ai cugini che ritenevo (e ritengo) degni della giusta considerazione (oltre a Stracca ho spesso citato Valerio Marchi, ho commemorato le morti di Coca Cola e del Barone).
    Detto questo, la morte di Stracca ci ha tolto una delle ultime penne (scriveva per la Gazzetta) in grado di difendere il nostro (e anche il suo…era uno dei fondatori del CUCS) mondo in maniera dignitosa e non patetica. E anche autorevole. Nonci rimane quasi più nulla.

    Un'ultima cosa…io, ma è il mio parere, non avrei intitolato l'articolo "Tribù Ruccutona"…qui purtroppo, e sottolineo purtroppo, di ruccutone c'è ben poco.

    Ringrazio Ale di averci dato l'opportunità di salutare di nuovo il buon Stracca!

  2. CASCIAVIT Says:

    MI SONO SENTITO DI INTITOLARLO COSI SOLTANTO PER RICORDARE CHE NOI RUCCUTONI SIAMO NATI DALLE CENERI DI QUESTO MONDO….IL MONDO ULTRAS!!

  3. Gordon74 Says:

    E' incredibile che certe frasi sembrino prese direttamente dalle discussioni fatte tra noi anche su questo blog: gli ultras come ultima realtà aggregante degli ultimi anni, l'ammissione di colpe e di problemi legati al mondo delle curve, il sentirsi parte di un gruppo (noi abbiamo aggiunto che per alcuni è l'unica occasione di essere accettati nella società) nonostante i risultati sportivi, nonostante la campagna mediatica ostile, nonostante le norme restrittive, nonostante le difficoltà… enormi che un tifoso oggi deve affrontare, nonostante il senso di ingiustizia che ti pervade dal primo minuto di una partita o dalla partenza di una trasferta. Roberto non ha riportato "un punto di vista"… ha raccontato "cosa è un ultras", perchè lo era. Lo ha saputo fare senza nessuna inibizione rispetto al mondo del giornalismo, come lo possiamo ancora fare tra noi anche su questo blog, giocando con le carte degli sbagli scoperte sul tavolo, e tra i giocatori metterci giornalisti, politici, forze dell'ordine, perbenisti, e ultras come primi di mano.
    Non ha avuto paura di dichiarare "antagonista" un movimento che noi stessi abbiamo fatto fatica a reputare tale, perchè legato allo sport, perchè nelle riunioni settimanali pitturavamo striscioni e stendardi con disegni e frasi presi dal nostro immaginario, o strappavamo giornali per farne coriandoli, perchè la domenica ce ne stavamo spesso sotto l'acqua a cantare davanti a 23 uomini che corrono su un campo di patate. Eppure l'entusiasmo e la tigna che ci abbiamo messo a manifestare anche il nostro disagio valeva tanto (più o meno la nostra giovinezza nel senso non anagrafico). Forse non abbiamo mai capito abbastanza quanto valessero queste carte coperte che avevamo in mano… e ora abbandoniamo il tavolo senza sapere neanche chi ha bleffato.

  4. anonimo Says:

    L'imbroglio, da una parte, sta nel partorire leggi "pro-tv" (tessera del tifoso) e dall'altra parte, quella "nostra", sta nella moltitudine di finti ultras (pungicatori, infami, codardi, affaristi, ultras da tastiera etc etc). Il concorso di colpa è evidente.
    Tra certi ultrà e spaccarotella non vi è alcuna differenza, anzi….. e purtroppo ci hanno rimesso ultras come me e voi che avete scritto i 3 post che precedono il mio.

    Lazionale

  5. CASCIAVIT Says:

    …concordo con lazionale per il concorso di colpa

  6. anonimo Says:

    Una sera discutevo con altri ragazzi, amici in primis, ultras di diverse tifoserie, gente over over 30 e vicina agli anta, e da li il pesiero abbastanza comune è che uno dei veri male degli ultras in molti casi siano stai gli ultras stessi, un po' come dice lazionale.
    Pungicatori ed infami vari li ho visti anche negli anni 80 e 90, ma erano da chi in curva aveva testa controllalibili, ed evitavi o limitavi il loro raggio d'azione.
    Oggi in molte realtà con la scomparsa di alcuni gruppi che erano capisaldi le curve e formavano le nuove leve, così come successo a me, non ci sono piu' fatto salvo rare eccezioni, oggi le gradinate sono degli atelier di moda, per carità anche a me piacciono le fred perry e le stan smith dell'adidas e le porto, ma certe cose davvero non le accetto, o per lo meno non le capisco.
    Da un lato son felice di aver vissuto certi anni in un determonato modo, da un altro lato son triste perchè non ci sono piu', e come se fosse scomparsa una persona cara, ti rimane la malinconia e di conseguenza ricopri questa mancanza con altre cose che ti piacciono, ma in giro escluso gli amici, ben poco vedo.

    Alemao uno del 09/01/1977

    PS Ora torno serio, Gordon ma mi ami? no, perchè stamattina ho trovato una scritta sotto casa che recitava così"ALEMA' IO E TE TRE METRI SOPRA IL CIELO, LA TUA FATA AGNURANTE G."  sei tu?

  7. Gordon74 Says:

    No… penso che "G." stia per "Gaytano", il filibustiere con cui eri martedì sera dando la sòla a me maledetto ci siamo persi una partita leggendaria!

  8. anonimo Says:

    Gordon, non tocchiamo il tasto martedì, io sono uscito dal lavoro alle 21,40, ed il mio capo mi voleva ancora trattenere! e neanche la partita ho visto!!!
    Penso che sarei morto……..e tu dopo Afrodite avresti conosciuto Fraulein Valchiria, e come al solito saresti finito in amore.
    Nel mentre Pinochet impazzito vuole andare a Palermo per il posticipo……

    Alemao

  9. anonimo Says:

    Gordon, non tocchiamo il tasto martedì, io sono uscito dal lavoro alle 21,40, ed il mio capo mi voleva ancora trattenere! e neanche la partita ho visto!!!
    Penso che sarei morto……..e tu dopo Afrodite avresti conosciuto Fraulein Valchiria, e come al solito saresti finito in amore.
    Nel mentre Pinochet impazzito vuole andare a Palermo per il posticipo……

    Alemao

  10. Gordon74 Says:

    Ecco, ormai si va in curva solo per abbordare le tifose straniere al di là della vetrata… comunque mi spiace per martedì… per caso ti ha allungato le mani il capo, ci'?

  11. Gordon74 Says:

    C'è un altro aspetto forse più doloroso perchè ci tocca quando parliamo di sta famigerata "tessera"… le prime tessere sono uscite fuori proprio dai gruppi e subito dopo si è iniziato a produrre e vendere materiale del gruppo. Beh per quanto riguarda la mia esperienza, nel '96 ci siamo uniti in un gruppo più grande, abbiamo fatto lo striscione e diversi drappi a mano, poi abbiamo fatto 50 sciarpe e ce le siamo comprate, vendendone una ventina ad amici che venivano saltuariamente per ripagarci stoffa, vernice, aste e fumogeni… in larga scala però diventa un'altra cosa ed è come se ti retribuissi per l'impegno pur encomiabile che ti prendi. Resti chiaro che in una qualsiasi partita di calcio, il tifoso è l'unico che non prende soldi per stare lì… comunque voglio dire che certi capisaldi non erano più tali perchè hanno perso la fiducia della cosidetta "base" detto in terminologia politica.

  12. ilModernista Says:

    Ultimamente non ho la testa e il tempo per affrontare come vorrei di queste cose…dico solo che con tutte le critiche che possono legittimamente essere fatte al mondo ultras a me quel periodo manca da morire!!!!!!!

  13. ilModernista Says:

    @ Lazionale

    Questo il comunicato del gruppo Sodalizio (www.sodalizio.com):
    Non è un passo indietro! Da inizio stagione, pur essendo solamente un’Associazione di tifosi Laziali, abbiamo fatto nostra la lotta che, giustamente, tutte le tifoserie avevano intrapreso contro la cosiddetta Tessera del tifoso. Abbiamo organizzato convegni, nella nostra sede, con avvocati ed esperti di settore, abbiamo organizzato mostre fotografiche, per fare vedere quello che è stato e potrebbe tornare ad essere il tifo Laziale, seppure in un settore non facile come quello della Tribuna Tevere, abbiamo cercato in tutti i modi di rendere partecipi il maggior numero di tifosi delle nostre iniziative, tramite la rubrica radiofonica ed il nostro sito, su tutte le contraddizioni che questa tessera evidenziava giornata dopo giornata. Non è un passo indietro!Dalla prima giornata di campionato, i nostri sforzi, la nostra costanza ed il nostro impegno sono stati dedicati ad uno scopo che ci sembrava più importante, perché non toccava solo il mondo del calcio, ma la dignità di ogni essere umano, sia esso tifoso di calcio o semplice libero cittadino. Abbiamo organizzato tavoli per le raccolte delle firme per la targa in Memoria di Gabriele Sandri in ogni parte della città e della regione. La frase: “Mai più 11 novembre” è diventato il nostro slogan, perché simili gesti inconsulti non si ripetano mai più e nessuno debba in futuro piangere una vita stroncata, nel pieno del suo fulgore, in una maniera così assurda. Non è un passo indietro! La storia ci insegna che tanti anni fa, i greci non riuscivano ad espugnare la città di Troia, in dieci anni i loro tentativi erano falliti miseramente, fino a quando Ulisse decise di far costruire il famoso cavallo di legno. La battaglia fu vinta con l’astuzia ma dall’interno della città nemica. Ecco quindi che, dopo tante riunioni, riflessioni e discussioni, abbiamo deciso che la lotta contro la cosiddetta Tessera del tifoso, prosegue con altri mezzi e con altre modalità. Prosegue, per quanto ci riguarda, all’interno dello stadio, in quella Tribuna Tevere che per anni è stata la nostra casa, dove siamo stati i primi a mettere una bandiera della nostra Lazio in un derby giocato in trasferta, che oggi è diventata un settore asettico e privo di quello spirito che per tanti anni ha incarnato il tifoso Laziale. Non è un passo indietro ! Tifoso Laziale della tribuna tevere tu che hai accettato l’imposizione di una circolare che limita la libertà personale “difendendo” la tua scelta per amore verso i colori sociali hai dimostrato che poco interessa a te della passione e della storia della nostra tifoseria organizzata, nel derby e in tutte le partite casalinghe tu tesserato non hai esposto nessuno striscione verso quello che dici di amare, e vedere un settore che cercava con il naso all’insu’ un “aquila nel cielo”…..ci è sembrato veramente ridicolo e per questo torniamo a colorare il nostro settore e continuare la nostra storia…quella della NOSTRA GLORIOSA tifoseria organizzata".

  14. CASCIAVIT Says:

    …..ora sarei solo cursioso di sapere quali tifoserie si sono fatte la tessera e quali no……sembra che alcuni gruppi organizzati abbiano ceduto…..mah

  15. CASCIAVIT Says:

    grazie….ma i gruppi più importanti mancano però!

  16. ilModernista Says:

    Dunque:

    no abbonamento: significa che i gruppi di quella curva non si abbonano e quindi non fanno la tessera. Continuano però a seguire;

    lasciano lo stadio: beh, questo è chiaro, i gruppi ultras di quella curva non seguono più;

    aderiscono: chiaro anche questo, tutti i gruppi di quella curva si tesserano;

    libera scelta: i gruppi di quella curva non prendono decisioni in proposito ma lasciano decidere ai singoli. Scelta ridicola in quanto non si capisce se poi loro come gruppi aderiranno o meno.

    scioglimento: non solo i gruppi di quella curva non si abbonano e non si tesserano, non solo non seguono ma addirittura si sciolgono (ad es. i laziali, ma sembra che stia tornando quantomeno a seguire, senza tessera ovviamente).

    Chiaro? Se leggi con attenzione è tutto scritto lì!

  17. CASCIAVIT Says:

    Vabbe allora non so legge…..Milan c'è scritto Cuore Rossonero e nient'altro…..quindi Curva Sud che fa?
    Collettivo Autonomo Viola…..che fa?
    vabbe lasciamo perde

    Grazie comunque

  18. ilModernista Says:

    Mah…il CAV non so nemmeno se esista più. Comunque probabilmente ha aderito visto che non è citato.

    La Curva Sud è un caso un po' particolare. Da quello che mi dice ACL la tessera del tifoso esiste già da qualche anno e coincide in pratica con l'abbonamento…ti arriva direttamente a casa se decidi di rinnovare l'abbonamento.

    Questo è quanto so io.

    Un abbraccio.
    R.


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