R.I.P. SOCRATES

Addio Socrates, il calciatore illuminato non ce l'ha fatta, un ricordo e i suoi gol

di Federico Pace — 4 dicembre 2011 — 2

Socrates, o almeno il corpo vivo del grande calciatore brasiliano, non c'è più. A tradirlo è stato l'ultimo colpo di un'infezione intestinale. Aveva 57 anni e aveva condotto, fino a ieri, una vita irrequieta, combattiva e piena di idee. Quando Socrates arrivò in Italia era già una star di livello mondiale con un'aria da intellettuale tutta particolare. Era alto un metro e novanta e portava solo 37 di piede. Socrates era una specie di Julio Cortazar della pedata. Stessa intelligenza, stessa timidezza. Stesso aspetto fisico. Quasi gigantesco ma senza avere un'imponenza aggressiva. Piuttosto pareva gentile. Altissimo, barbuto e molto arguto. Non molti in Italia lo capirono, alle volte venne anche deriso per quel suo modo lento di fare girare la palla, per una sua certa inconcludenza. Per la sua apparente astrattezza e per il distacco con cui pareva guardare alle cose. Alla fine, alla Fiorentina, rimase solo un anno.

Certo, aveva un'idea del calcio diversa da quella di molti. Un'idea poetica e sociale. Nel Corinthians, la squadra che lo definì come calciatore e uomo più di ogni altra, mise in piedi una specie di gestione socialista e democratica. Tutti decidevano di quello che si doveva fare. Era una gestione collettiva. Un esperimento originalissimo e quasi mai ripetuto. Pensava al calcio come a qualcosa di sublime. Per lui doveva avere dignità, forza e allegria. Le stesse cose e a cui forse pensiamo tutti fin quando siamo giovanissimi. Solo che lui aveva continuato a pensarlo anche da adulto. Dopo la sconfitta del Brasile contro l'Italia ai mondiali di Spagna, aveva detto: “non devi giocare per vincere, ma per non farti dimenticare”. Da centrocampista consapevole e saggio aveva detto che "noi calciatori siamo artisti e, quindi, siamo gli unici che hanno più potere dei nostri capi”.

Aveva passato tormenti e sofferenze. Dopo avere dato l'addio al calcio non pareva avere più trovato uno spazio capace di fargli trovare quell'equilibrio e riconoscimento che meritava. Aveva provato la musica. Si era avvicinato alla pittura. Beveva, certo. E nell'alcol alla fine trovava il conforto che la vita sembrava negargli. "Un bicchiere di birra, aveva detto, è il mio migliore psicologo".

In un articolo pubblicato ieri sul quotidiano spagnolo El Pais, subito dopo il suo terzo ricovero da subito preoccupante, Jordi Quixano aveva ricordato uno dei gesti più importanti di quel calciatore che affascinava eludendo con il tacco. Il giorno della finale del campionato paulista del 1983. A quel tempo il Brasile era ancora sotto una lunga dittatura militare. Si giocava Corinthians-Sao Paolo. Socrates all'improvviso uscì sul campo da solo, con il braccio alzato e una maglieta con una scritta, assai diversa da quelle di oggi: “Vincere o perdere, ma sempre con la democrazia”. Oggi che Socrates non c'è più, oggi che il calciatore illuminato non c'è più, siamo tutti un po' più soli. Ma, grazie a lui, con qualche idea e un po' di consapevolezza in più.

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2 commenti su “R.I.P. SOCRATES”

  1. Gordon74 Says:

    Lo ricordo in quel Brasile da sogno nei Mondiali '82. L'Italia aveva vinto soffrendo con l'Argentina e nel gironcino doveva battere il Brasile per via della differenza reti… un'impresa impossibile, contro Junior, Falcao, Eder, Cerezo, il mio idolo Zico e appunto il "dottor Socrates". Passammo in vantaggio dopo pochissimi minuti con Rossi, ma i carioca pareggiarono con un'invenzione del Galinho che servì Socrates in profondità… controllo, finta e tiro che batte Zoff sul 1° palo, scagliato quasi dalla linea di fondo. Poi vincemmo per 3-2 ed i brasiliani ancora si ricordano Paolo Rossi come una bestemmia, una sciagura peggiore della dittatura di Vargas… ma in quell'azione i brasiliani sintetizzarono tutto il loro potenziale, mandato a puttane soltanto da tanta presunzione.
    Alla Fiorentina durò poco e non si adattò al calcio italiano: troppi allenamenti e ritiri, troppa ruvidezza da parte dei terzini e dei mediani… per lui, che sembrava un dottore prestato al calcio, non era il caso. Se ne andò senza clamore e chi lo ha conosciuto lo ricorda comunque come una bravissima e gradevolissima persona.
    Per chi come me era un giovanissimo malato di calcio, Socrates simboleggia la stagione 1984-85, il campionato con la campagna acquisti più bella e affascinante che si ricordi… e quel nome sconfinato come il paradiso che ora lo accoglie: Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira.

  2. CASCIAVIT Says:

    Grande Gordon come al solito mi lasci di stucco per la tua memoria ed i tuoi ricordi…e questo è davvero un personaggio che meritava….
    RIP DOTTORE


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