DENUNCIA RUCCUTONA di Temperamento

I ladri di pigne l’altra faccia della crisi nera

In questo Paese rubare le pigne è più rischioso che intascare i soldi pubblici. Chi traffica nel bosco per sbarcare il lunario subisce l’arresto in flagrante. Chi trucca i bilanci di un’azienda ha più possibilità di restare impunito, se non altro per scadenza dei termini di prescrizione. Non c’è niente da fare: nonostante tutta la nostra buona volontà, l’Italia resta il regno di Pinocchio dove il buon Geppetto va in prigione e il burattino di legno, dopo averlo sbeffeggiato, se la svigna. Tempo di Natale. I pignaroli entrano in azione. Se ne vanno in giro coi sacchi di juta, le roncole e il furgone.

Dalla Tuscia al Tuscolano, da Casal Palocco a Castel Fusano. Cercano i pini ma non sono pittori. Quello, celebre, inclinato verso il mare, dipinto da Carlo Carrà, nemmeno lo conoscono e, se lo vedessero, così nudo e spoglio, lo disdegnerebbero. Quatti quatti s’avvicinano ai rami degli alberi più carichi e staccano le pigne una a una, talvolta per farlo spezzano i rami: loro non lo sanno, ma questo gesto trasforma il semplice furto in danneggiamento aggravato. Se poi varcano i limiti di una proprietà privata, allora davvero, quando vengono acciuffati, la gattabuia non gliela leva nessuno.

Chi sono questi malandrini pronti a tutto, gaglioffi di conifere ai quali Pan, il dio silvestre, avrebbe assicurato senz’altro il rogo e cosa ci fanno con la preziosa refurtiva caduta sulla testa di non pochi fra noi quando da piccoli andavamo a mangiare i pomodori col riso nella pineta di Ostia insieme a mamma e papà? Rumeni, magrebini, ghanesi: ecco i responsabili. Vendono il bottino ai produttori di pinoli: pare che questi ultimi, ricercatissimi per dolciumi e pesti vari, costino sessanta euro al chilo. Inoltre dalle pigne stesse, utili anche per alimentare i caminetti delle nostre case, si ricavano carbone, essenze, olii. Per non parlare degli addobbi festivi: delle pigne, come del maiale, non si butta via niente.

Gli amici di Accattone trafugavano la mortadella a Testaccio. Oppure alleggerivano i pazienti nelle corsie degli ospedali. Oggi Alì e Ivan s’attaccano agli alberi della flora mediterranea. Cambiano i tempi, le povertà e le disperazioni restano uguali. La procura di Roma s’affanna a sbrigare queste pratiche comminando condanne ogni due o tre giorni. Una tira l’altra. I magistrati si dividono: chi infligge pene fra i sei e gli otto mesi; chi sdrammatizza. I primi fanno la voce grossa. I secondi forse si chiedono, non senza motivo, se di questo passo finiremo per mettere dietro le sbarre perfino chi raccoglie la cicoria nei prati.

Noi restiamo sempre con la vecchia domanda inevasa, che in fondo, ci scommettiamo, ronzava anche nella testa dei Padri Costituenti, nel momento in cui ci consegnarono le chiavi della nuova Repubblica: perché questa medesima solerzia esecutiva, insieme alla velocità del giudizio, viene applicata soltanto ai ladri di polli, o di pigne, mentre i soliti pezzi grossi, se rubano, anche sotto i nostri occhi, continuano a fare, salvo eccezioni, la bella vita?

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2 commenti su “DENUNCIA RUCCUTONA di Temperamento”

  1. gordonboy Says:

    LIBERTA’!!!

  2. CASCIAVIT Says:

    libertè…egalitè…fraternitè…e i pje angul semp e solo te!


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