EL VIEJO CASALE… RACCONTI TRADOTTI PER VOI!

Il calcio argentino da sempre ci affascina con il suo stile genuino, ed ecco tradotto molto liberamente per voi uno dei racconti di Roberto Fontanarrosa, tifoso del Rosario Central che qui descrive alla sua maniera i retroscena del derby datato 19 dicembre 1971, deciso dalla leggendaria “palomita de Poy”, di cui sotto vediamo la foto che fa da prefazione alla lunga narrazione. Mettetevi comodi!

aldo pedro poy

Sì, lo so che ci sono quelli che dicono che siamo stati bastardi per quello che abbiamo fatto con il vecchio Casale, lo so. Non manca mai gente così. Ma ora è facile dirlo, ora è facile. Ma dovevate esserci in quei giorni per capire il pathos a Rosario, ​​padre mio, per non mentire come chi parla adesso.Non so se vi ricordate che cosa era Rosario in quei giorni prima della partita. E quelli che chiamo “quei giorni”! Settimane precedenti già si parlava della partita e la città era una caldaia, perché era quello che era, la città! Certo, ora chi parla sono quegli ipocriti che dopo li vedevate sulla strada urlando e saltando come miserabili, banchettando al ritmo dei cori e ora se ne escono come quelli che sono … cosa sono? … moralisti… Qual è il problema, figli di un migliaio di puttane? Ora sono tutti fenomeni, è molto facile parlare. Ma se vedevi che cosa era la città in quei giorni, fratello, se accendevi un fiammifero andava tutto al diavolo. Non si parlava d’altro nei bar, per strada, ovunque. Scintille, ve lo assicuro. Tutto è iniziato con la solfa delle scaramanzie. O meglio, maledizioni.Dovete capire che non era una partita qualunque, era una finale “finale”. Perché anche se si trattava di una semifinale, dopo aver vinto saremmo tornati a Rosario per rompere il culo a chiunque. C’erano in ballo sia il Central che il Newell, entrambe le parti. E come stavano i leprosos! E’ questo, che dovrebbero ricordare ora quelli che parlano al reverendo venticello e vengono a rompere le palle con la questione del vecchio Casale! Non ricordano tali coglioni come stava la lepra? Non sarà d’accordo anche il mio vecchio, adesso? Dovemmo sopportare perché loro credevano nel risultato fisso, ma un risultato fisso, fratello, a pensare che stavano per riempire il cestino. Non solo stavano pensando a mettercelo dietro, ma anche che noi stavamo per prenderne cinque davanti al Monumental e alla televisione. Ma perché non se ne andavano dalla puttana della loro mamma! Che cazzo stavano andando a fare questi cinque culirotti! Così se la bevevano raddoppiata! Che cazzo di boria avevano in quei giorni e non poterono soddisfarla! Ma la verità, la verità, fratello, con la mano sul cuore, è che avevano una grande squadra, ma una grande squadra, padre e signore.Certo. Perché era un piacere vederli giocare, buon tocco e difesa ben posizionata. C’era Zanabria, il Marito Zanabria; Mono Obberti, Dio caro, il Mono Obberti, che giocatore! C’era quel Silva di Lanus, il muratore. Montes! Montes cinque; Santamaria, il Cucurucho Santamaria, chi lo sa, era una grande squadra, una grande squadra gli deve essere riconosciuto, e la lepra portava il risultato fisso. Sai quanti furono in viaggio verso Buenos Aires, il giorno della partita? Io non lo so, saranno stati migliaia, milioni, non so da dove sono venuti così tanti leprosos. Erano quattro pazzi e improvvisamente, per la partita, sono apparsi come formiche disperate. C’erano tutti. Come è stato quel percorso amato papino! Così ahimè, ho dovuto ricorrere a qualsiasi cosa. Ci sono partite che non si possono perdere, bisogna vincere o vincere. Non c’era niente da fare. Quindi, se dico che ho dovuto uccidere mia madre, che ho dovuto assassinare il presidente Kennedy, non mi importa, fratello. Ci sono partite che non si possono mancare. E allora? Avete intenzione di lasciare che questi stronzi umilino ed offendano la bandiera sul nostro muso per tutta la vita? No, vecchio mio. Così si deve ricorrere a qualsiasi cosa. E’ come quando si ha un parente malato hai visto? Una cosa, per esempio, per cui sei in grado di andare in chiesa hai presente? E io vi dico, questa volta non sono andato in chiesa, non sono andato in chiesa perché giuro che mai mi è venuto in mente, ti giuro, se no … vi assicuro che mi sarei confessato, soprattutto se serviva a qualcosa. Ma con i ragazzi ci dedicammo alla questione della stregoneria ed alla maniera maschile, di seppellire un rospo dietro la porta di Fenoy, gettare sale sulla porta dei giocatori del Nübel e tutte quelle cose che si dicono sempre. Naturalmente tutte le streghe del quartiere stavano già lavorando sulla cosa e avevano bambole con la maglia del Nubel infilzate con spilli, maledizioni ordinate per telefono e anche la mia vecchia che non si interessava molto di questo, aveva una sciarpa annodata da una decina di giorni, della serie: “Pilato, Pilato, se non vince il Central al River non te sciolgo. ( “Pilato, Pilato, si no gana Central en River no te desato”). Dopo la vecchia disse che avevamo vinto grazie a lei , povera vecchia, se avesse saputo quella del vecchio Casale… ma le dissi di sì per non deluderla. Ma tutti questi fatti del rospo dietro la porta e dei modi maschi erano, che io sappia, cose molto generiche, c’erano ragazzi che lo stavano già facendo e visto che la partita era al Monumental, non era possibile andare sulla pista olimpica a seppellire un rospo perché vai in carcere con trenta catene e non ti salva nessun Dio allora, fratello. Poi, mi ricordo che abbiamo iniziato con la cosa delle superstizioni personali. Perché mi ricordo che eravamo nel bowling di Pedro e stavamo parlando di questo. Così, per esempio, abbiamo deciso che a Buenos Aires dovevamo andarci con la macchina di Dani, perché era la macchina che una volta era andata a La Plata per una partita contro l’Estudiantes e abbiamo vinto due a zero. Stavo andando a prendere, naturalmente, il cappellino che avevo portato allo stadio tutte le ultime partite e lì non avrei mai dimenticato il cappellino. Per questa ci sarebbe voluto un cappellino miracoloso. El Coqui andava in giro con l’orologio scambiato, al polso destro e non a sinistra, perché in un match contro non so chi se l’era cambiato quando stavamo perdendo e poi abbiamo pareggiato. Voglio dire, tutti i provvedimenti, tutte le possibili cabale andavano bene e non avremmo tralasciato alcun dettaglio. Ripeto, siamo stati mezz’ora a discutere come cazzo ci siamo ritrovati sugli spalti nella partita contro l’Atlanta per stare allo stesso modo nella partita contro la lepra; quell’idiota di Michi diceva che era stato dietro il Valija e il Miguelito era convinto che quello dietro il Valija era lui. Guardate voi, anche questo studiammo prima della partita, in modo da poter vedere come la situazione ci scappò di mano in quei giorni. E sai cosa ti porta a questo, fratello, sai cosa ti ci porta? Il cagaccio, fratello, cagaccio, il cagaccio riesce a fare qualcosa di simile a quello che abbiamo fatto con il vecchio Casale.Perché se avessimo perso, mamma cara, avremmo dovuto lasciare la città, vecchio mio, avremmo dovuto prendere rifugio all’estero, lo giuro, non avremmo potuto mai più tornare qui. Saremmo andati a finire come quei profughi cambogiani che scappavano su una zattera. Giuro che se avessimo perso dovevamo abbandonare la città di Rosario, dovevamo andare tutti sul Parana, milioni di canallas, non lo so, a Diamante, nel Perù, a Cuzco, nella fre**a della mamma, ma qui non saremmo più stati in grado di vivere con i leprosi a cazzo carico, vecchio. Miguelito già aveva detto molto chiaramente che lui se la dava, che se perdevamo si trasformava in rospo e si giocava la testa e dico che Miguelito è capace di questo e di più, perché è pazzo Miguelito, quindi si doveva credergli. O non so chi cazzo aveva discusso la possibilità di diventare troll e un altro una farfalla, di perdere i capelli e uscire vestito come un pazzo per Pellegrini e non tornare più a casa. Ma vi dico, nessuno dovrebbe neanche discutere questa possibilità. Mai la parola “sconfitta” è stata nominata.E’ stato come quando si parla di cancro, fratello. Si veda che là fuori ti dicono “la patata” o “avere nulla”, “qualcosa di sbagliato”, ma il cancro, vecchio mio, non lo nomina nessuno. Ed è così che si arriva al vecchio Casale.Il vecchio Casale era il vecchio Cabezòn Casale, un ragazzo che veniva sempre al bowling da anni e veniva alle partite con noi, ma già da quando era andato a vivere a nord di Salta, penso che si sia visto poco qui, da queste parti. Ed allora ci ricordammo che un giorno, nella casa di Cabezon, il vecchio aveva detto che non ha mai… mai aveva visto perdere il Central contro il Newell. Ricordo che rimanemmo colpiti dal fatto che un destino potesse essere così privilegiato. Anche se in un primo momento ti chiedi: “Come diavolo ha fatto questo ragazzo a non aver mai visto perdere il Central contro il Newell? Come cazzo ha fatto? Questo di sicuro non ci va allo stadio.” Perché ahimè, qualche volta avresti dovuto veder perdere, a meno che non si va mai ai clasicos. E conosco molti occhi che cancellano così bene i clasicos. Oppure che andavano ad Arroyito, ma al Parque non ci andavano in tutta la loro vita del cazzo. E mi ricordo che lo chiesi al vecchio e il vecchio disse di no, e ci ha spiegato. Era sempre stato tifoso centralista di lunga data, ma aveva avuto, che ne so, una serie di coincidenze per cui ad un sacco di partite con il Newell non poteva andare per un sacco di ragioni che non ricordo. Una volta era in viaggio per Misiones – il vecchio era camionista – o quel giorno si era slogato una caviglia e non poteva camminare, una volta era l’influenza, mal di testa, che ne so, alla fine, la verità, era che non aveva mai visto una partita in cui la lepra ci aveva rotto il culo. Era un vecchio privilegiato e anche un talismano, caro, perché se ci sono ragazzi sfortunati che ti fanno perdere partite ovunque vadano, ce ne sono altri che se li porti è sicuro che la tua squadra vince. Ci sono, cazzo. E il vecchio Casale era uno di questi, di fortunati.Così ci siamo detti, “Questo vecchio uomo deve essere al Monumental contro al Nubel. Non può essere altrimenti. Deve esserci.”Certo, abbiamo detto, sicuro che ci sarà, è un tifoso del Central, canalla fino alla morte. Ma ci venne come un dubbio hai visto? perché non è che vedevamo ogni giorno il vecchio, vi dico di più, dal momento che il Cabezon era andato a nord per lavorare il vecchio non si era tornato a vedere né allo stadio né in strada o da nessuna parte. Inoltre, era già abbastanza vecchio da sembrare di avere ottanta anni allora. Bah, ottanta in realtà no, ma sessanta, 65 anni ce li aveva sicuro sotto le gambe.Poi, con il Vailja, il Colorado e il Miguelito dicemmo “andiamo alla casa del vecchio per assicurarsi che va e se non andrà lo portiamo legato”. Perché potrebbe anche essere che il vecchio non veniva perché non aveva soldi, che ne so. Avevamo già pensato di fare una lotteria a favore, una colletta, qualsiasi cosa. Il vecchio doveva andare, era una bandiera, un assegno circolare.Il punto è che andammo a casa sua e … quello che non si sapeva era con che cosa si era invecchiato! Stava male di cuore e il medico gli aveva severamente proibito di andare alle partite, guarda te. Non esisteva. No. Aveva avuto un attacco di cuore in non so quale partita, una partita di merda dopo che una palla aveva colpito il palo, che era morto da mezz’ora ed era stato salvato tra gli indios con la respirazione artificiale e massaggio al cuore, non era morto per puro caso e questo lo aveva fatto cagare talmente sotto che non era andato più allo stadio, guardo che ti dico, da due anni.

Erano due anni che il vecchio non andava! E non era solo che lui non voleva andare, ma il medico e, naturalmente, la famiglia gli avevano proibito di andare, naturalmente. Non so se gli vietarono anche di ascoltare le partite alla radio, non so se non furono vietate, in modo che non stirasse le gambe, perché sembrava che se il vecchio sentiva una scoreggia troppo forte moriva, da come fottutamente si stava mettendo. Uh! davvero! sulla faccia e il vecchio partiva. Per che cosa! Ci immaginavamo la disperazione, perché era come un presagio, un annuncio dall’inferno, fratello, era un presagio che stavamo andando a fare un casino a Buenos Aires, vecchio mio. Poi abbiamo iniziato a cercare di dare la crocchetta al vecchio, a convincerlo, a dire: “Ma guarda, signor Casale, devi esserci, è un appuntamento d’onore. Cosa ci sarà di sbagliato per il cuore se dovrà fare zero chilometri! Andiamo, signor Casale – mi ricordo che lo implorava Miguelito – quanti pensano di potersi stancare per un giorno? Voi siete un toro”. Ma la vecchia merda, sulle sue. No e no.

Gli abbiamo detto che la partita sarebbe stata uno scherzo, che il Nubel aveva una squadra del cazzo e sicuramente in meno di quindici minuti saremmo stati dal tre a zero in su, che la partita era una mera formalità, che il governo aveva già deciso che doveva vincere il Central per rendere il maggior numero di persone felici. Non lo so, non so quante stronzate abbiamo detto al vecchio per convincerlo. Ma il vecchio niente… un figlio di puttana di pietra. Per di più ci avevano già iniziato a perseguitare la moglie, la madre di Cabezon, e una sorella di Cabezon, che volevano sapere cosa diavolo avevamo voluto dire al vecchio in quella riunione, che significa già il sospetto che non stavamo andando a combinare nulla di buono. In breve quella vecchia ci ha detto che no, che eravamo pazzi, non si sapeva nemmeno se fosse stato in grado di sopportare lo stress di sapere che la partita era stata giocata, anche senza ascoltarla. Perché lo leggeva il giornale il vecchio, quindi tanto idiota non era, e sapeva come veniva quella mano, come è stata la cosa, come erano le formazioni, le panchine, i precedenti, il fondo del campo, divise, colori, tutto. Ci disse di più. Disse questo – un giorno prima che iniziassero a partire camion e pullman con persone che andavano a Buenos Aires – “vado a casa di mio fratello che vive a Villa Diego”. Non voleva sentire i clacson il vecchio. “Vado molto presto da mio fratello, che a mio ​​fratello non importa una sega di calcio, e trascorro la giornata, senza ascoltare la radio o altro.” Perché il vecchio disse e aveva ragione, che se fosse rimasto in casa, anche se si chiudeva in un armadio, avrebbe sentito qualche grido, un gol, qualcosa andava a sentire, povero disgraziato, e poteva morire proprio lì sul posto. Così stava per andare a casa del fratello che doveva essere sgombra per questa occasione.

Molto bene molto bene. Vi dico che venimmo via di lì demoralizzati perché abbiamo visto che la cosa era venuta uno schifo. Potevamo quasi dire che eravamo nella merda. Per finire, al Valija, il giorno prima era caduta una zia nel campo e ricordò che, in un match che abbiamo perso a San Lorenzo, la stessa zia era venuta da lui il giorno prima. E’ stato un brutto presagio la zia.

In quel momento abbiamo deciso il sequestro. Siamo andati al bowling e quella sera ho parlato molto sul serio. Dani ha detto di no, che era scandaloso, che il vecchio sarebbe morto durante il viaggio, o sul campo, e poi andavamo a combinare un bordello tale che tutti saremmo finiti in carcere e, inoltre, che sarebbe stato quasi un omicidio. Ma Dani non ha avuto molto ascolto perché è sempre stato esagerato ed oltre che un esagerato, Dani è un mezzo cagasotto. Ma ci siamo trovati d’accordo e soprattutto determinati da una cosa che ha detto il Valija: il vecchio stava alla grande. Aveva avuto un attacco di cuore, è vero. Ma ci sono migliaia di ragazzi che hanno avuto un attacco di cuore e li vedi camminare tranquillamente attraverso la piazza e senza tutto il casino di questo vecchio stronzo, come mettersi all’interno di un armadio, o non andare allo stadio o consentire alla famiglia di trattarti come faceva la moglie e l’altra, la sorella di Cabezon. D’altra parte, e si sa, i medici sono bugiardi, ma dei bugiardi che si vede che volevano far fare altri mille anni al vecchio per ottenere fama, fare esperimenti e succhiargli il sangue. E, come disse Miguelito ed era vero, voi avete visto il vecchio fenomeno come stava. Con quasi 60 anni non dico che andava come un pazzo, ma camminava pure. Camminava, parlava, si sedeva, che ne so, si muoveva. Beveva! Perché a noi ci ha trattato con Cinzano e il vecchio ha tracannato il suo sorso, non dico un bicchierone, ma il suo sorso l’ha tracannato. Il fatto è che Miguelito aveva sviluppato una teoria che dico, anche oggi, non sembra inverosimile. Il vecchio era un ipocrita, fratello! Un ipocritaccio che speculava con la solfa del cuore per divertirsi e non lavorare mai più nella vita. Con il fatto del cuore lo trattavano regalmente e si erano – la sorella e la moglie del Cabezòn – intestardite di farlo vivere come un elegantone, al vecchio. E … di cosa si era privato? Di niente; se non che viveva nascosto; e non andava allo stadio. Figuratevi, ecco tutto. E ha vissuto come Carolina di Monaco, il fesso. Bene, con questo argomento fu che Colorado stabilì che tutto avrebbe funzionato.

Il Colorado ci ha parlato circa i grandi ideali della nostra missione per la società, il nostro dovere verso le generazioni future di stronzi. Ha detto che se quella partita fosse stata persa, migliaia di stronzi ne avrebbero subìto le conseguenze. Questo, per noi, ed era vero, sarebbe stato molto duro, ma eravamo stati già temprati, avevamo avuto il nostro e negli ultimi tempi avevamo avuto esperienza di tempi difficili e lamenti. Ma i ragazzi, i pendejitos del Central, questi sarebbero stati segnati per tutta la vita, per sempre, come con un ferro rovente. Quali accuse avrebbero ricevuto da quei bambini, quelle creature, che a scuola, li avrebbero distrutti, derisi con graffiti sui muri per sempre, sarebbero state una o due generazioni di infelici, sminuiti dai leprosos, timorosi di uscire o farsi vedere in pubblico. E questo è vero, fratello, perché mi ricordo di quello che sono stato accusato nella scuola primaria, in particolare.

Mi ricordo quando abbiamo perso 5-3 con la lepra nel Parque dopo aver condotto due a zero, quando si vendette il Colorado Bertoldi, che ancora se la starà godendo, e giuro che per una settimana non potei sollevare le coperte del letto perché avevo paura di andare a scuola e buscarmi il carico della lepra. I bambini sono bastardi praticanti, sono molto crudeli. Non hai visto mai come squartano le lucertole, o prendono un astice e gli staccano tutte le gambe? Bastardi sono i ragazzi al riguardo. E quello che ha detto il Colorado era vero. Ora tutti parlano del debito estero, e hey fratello, era davvero qualcosa come il debito estero, che per quattro bastardi di merda che c’erano nel paese, ora la pagano tutti i bambini e i figli dei nostri figli. E se noi potevamo fare qualcosa perché non accadesse, doveva essere fatto, caro mio. Inoltre, come ha detto il Colorado, non era più un problema di stronzi ñubelistas, è anche un fatto di opportunismo. I ragazzi vedono che vince una squadra e diventano di quella, sono così teste vuote. Sono tifosi dei campioni. Così avrebbe vinto il Nubel e … cazzo! … Da quel momento in poi tutti i ragazzi sarebbero stati del Nubel, ci metto la firma. E non ci sarebbe stato verso di portarli allo stadio, parlargli del gitano Juárez o del Flaco Menotti, o comprargli la maglia del Central appena nati. Non sarebbe valso a nulla. Gli stronzi vedono il River diventare campione e sono del River. Sono. E poi non era come adesso che nel bene o nel male, ai bambini li portano al Gigante quando non stanno nemmeno in piedi. Così, quando vanno in quel porcile del Parque, per le apparecchiature migliori che possano avere al Newell, i ragazzi pensano: “Non posso essere un fan di questa mondezza” e diventano del Central. Perché tutto passa attraverso gli occhi e si vedono ora ragazzi che non hanno nemmeno visto giocare il Central o il Newell e diventano del Central per lo stadio. E’ un’altra epoca, gli stronzi sono più materialisti, non so se si tratta di televisione o che cosa, ma una cosa come di lavarsi la bocca con le costruzioni.

Poi la cosa era chiara, si doveva rapire il vecchio Casale, perché quindici, venti anni dopo, oggi, per esempio, la città sarebbe stata piena di leprosi nati dopo quella partita, e questo oggi, si sa che cosa sarebbe? Beirut sarebbe un fagiolo al confronto, fratello, giuro.

Chi ha organizzato la “Operazione Eichmann”, come la chiamiamo noi, è stato il Colorado. Noi la chiamiamo così per quel generale tedesco, il torturatore, che gli ebrei fecero arrestare qui una volta, hai visto? e la nostra era più o meno lo stesso. Il Colorado è un tipo cerebrale, che carbura idee molto bene e ha organizzato tutto. Colorado era entrato ormai nella O.C.A.L. Non so se lo sai, è un’organizzazione qui a Rosario, che è così chiamata perché sono le iniziali, O.C.A.L. “Organizzazione Farabutti Anti lepra”. Si tratta di un gruppo nato come il Ku Klux Klan, più o meno, che si radunano in riunioni segrete e non so se ci sono incappucciati a tutte le riunioni, o sacrificano la vita di qualche leproso ad ogni riunione. Guarda, io non so se è richiesto di essere un fan del Central, ma sicuro, quello che devi fare è odiare la lepra. Bisogna odiare più la lepra che amare il Central.

Fanno incontri, scrivono gli articoli, pensano male contro la lepra, celebrano come feste nazionali le partite che abbiamo vinto, hanno inni, sono come quei ragazzi, quei massoni, nessuno sa chi sono. Camminano con torce. Beh, la O.C.A.L., dalla O.C.A.L. Colorado fu cacciato per fanatismo, e ho detto tutto. Ma era un furbo il Colorado ed è stato lui che ha organizzato l’intera operazione.

E te lo racconto perché è carino, ti racconto perché è carino, non so se uno di questi giorni non compare su Selecciones e tutto. Scoprimmo quale autobus andava a Villa Diego, dove aveva casa il fratello del vecchio Casale. Da dove viveva il vecchio, lì al 1400 di San Juan, l’unica cosa che rimaneva allora, se non ricordo male, era il 305 che passava attraverso la Calle San Luis. Così il vecchio dovevamo portarlo a San Luis-Paraguay, o San Luis-Corrientes, non oltre a meno che non era molto coglione da scendere a Boulevard Orono ma non so perché cazzo avrebbe dovuto farlo. Ora la domanda era se il vecchio stava andando in autobus o in auto, perché se fosse stato in auto erano cazzi, ma abbiamo pensato che stava per andare in autobus perché l’auto non aveva l’assicurazione e il fratello non l’aveva perché doveva essere un morto di fame come lui, sicuramente. E io ti dico la cosa è venuta perfetta, perché il vecchio ci aveva detto che stava per partire presto per evitare di infartare con le radio, il che significa che si poteva combinare con il nostro orario di partenza per la partita. Infatti il problema per noi era se usciva all’una del pomeriggio ed eravamo ancora per Villa Diego, perché dopo noi come facevamo ad arrivare ​​a Buenos Aires in tempo per la partita col bordello che c’era sul tragitto e per di più su un autobus di linea? Probabilmente avremmo fatto prima ad arrivarci a piedi. D’altra parte, fratello, Villa Diego è sul tragitto per Buenos Aires, e la cosa sembrava fatta apposta.

Poi dovemmo parlare con gli altri ragazzi, perché convincere Rulo non ci è costato nulla, per lui era lo stesso e anzi già pregustava la scena. Ve lo dico: il Colorado ha gestito la cosa come un boss, un maestro. La questione era quindi che il Rulo era un fanatico amico del Central che aveva un paio di autobus, stava molto bene il Rulo. E in quel momento aveva un paio di vetture sulla linea 305. E’ stata una fortuna così grande, perché se no dovevamo prendere un’altra vettura, cambiarle colore, vernice, qualunque cosa, mettere il numero, un grosso lavoro. Ma Rulo aveva due 305 e con uno di questi progettò di recarsi al Monumental per il giorno della partita e, tanto meglio era d’accordo con mille scimmie che andavano anche loro lì. Avrebbe preso un fuori servizio e tutti andassero dalla reputísima madre che li creò, non aveva alcuna intenzione di perdersi la partita.

Poi il Rulo, le scimmie e noi dovevamo essere preparati con il bus, il motore acceso, per España, parcheggiato. E Miguelito fu messo di guardia, a bere il caffè proprio lì in una sala da bowling vicino dove si vedeva la porta d’ingresso del vecchio Casale. Credo che alle cinque, non più tardi, della mattina, Miguelito era già di stanza presso il bowling a fare l’idiota e sorvegliando la casa del vecchio. Giuro che nemmeno i Tupamaros avevano mai fatto un’operazione del genere, fratello. E ‘stato fantastico.

Appena vide il vecchio uscire con un cesto dove di sicuro portava qualche pasto casereccio, qualcosa del genere, il povero vecchio, il Miguelito prese una Vespa che aveva in quel momento, partì a manetta e ci avvertì. Caricò la moto sul bus, in fondo, dietro l’ultimo posto e partimmo.

Avevamo già detto a tre o quattro stronzi, di quei casinari della barra, che di solito facevano i ragazzini, di non dire una sola parola e fare quelli che riposavano. Anche noi, quindi abbiamo fatto finta di non riconoscere il vecchio, eravamo nei sedili posteriori, fingendo il sonno, anche con il volto coperto da un maglione, come se non volessimo vedere la luce.

Io vi dico che il giorno era spuntato freddo e piovoso, come nell’altra festa nazionale il 25 maggio. Inoltre, il bordello era stato stivato e nascoste tutte le bandiere, le trombe, i sacchetti con i coriandoli, i thermos, tutto questo. Un ragazzo portava una bandiera che misurava 52 metri; 52 metri, pazzesco! Mezzo quarto di bandiera diceva “Empalme Graneros presente” e ha dovuto metterla sotto un sedile per non farla scoprire dal vecchio.

Il fatto è che il vecchio salì mezzo assonnato e si sedette su uno dei sedili anteriori che erano stati lasciati liberi di proposito in modo che non avrebbe visto molto del bus. Rulo timbrò il suo biglietto e tutto. E nessuno parlava, come se non sapessimo. E mentre l’autobus stava facendo la via normale, il vecchio era tranquillo, guardando fuori dal finestrino. Il punto è che abbiamo raggiunto Villa Diego ed il vecchio, tranquillo. Ogni tanto, quando passava una macchina con le bandiere sul tetto, ed i clacson, il vecchio guardava chi aveva vicino e scuoteva la testa come per dire: “Guarda te!».

Si vedeva che aveva voglia di parlare, ma nessuno ha voluto dare molto spago per non complicare la faccenda. Così abbiamo fatto tutti gli addormentati. Sembrava che avevano gettato gas all’interno quel bus, amico. Come quando un coglione muore – hai visto? – che rimane addormentato in macchina con il motore acceso e rimane fregato dal monossido di carbonio, credo. Beh, ci sembrava che avevamo respirato il monossido di carbonio. Ma quando siamo arrivati ​​a Villa Diego, il vecchio si alza e dice al Rulo “Accosta, capo.” E io non so quello che ha detto il Rulo, qualcosa tipo che non riusciva a fermarsi lì, il traffico lo chiudeva, che poteva proseguire e accostare un po’ più avanti e il vecchio se la bevve ma rimase accanto alla porta. Ben presto, naturalmente, ancora una volta il vecchio, “Accosta!”. Rulo lì già ci guardava, perché aveva passato il capolinea. E lì, fratello … non sapete cosa successe! Era come se ci fossimo messi tutti d’accordo e giuro che non ne avevamo nemmeno parlato. I ragazzi hanno cominciato a svolgere gli striscioni, si presero le trombe e si misero le bandiere fuori dalla finestra e urlando, fratello: “Soy canalla, soy canalla!” attraverso i finestrini.

Ma non da parte del vecchio, povero vecchio, lo sguardo sul suo volto, non lo posso descrivere a parole, ma gli altri, perché i ragazzi, così casinari che si erano frenati fino lì senza gridare o sbracciarsi per non farsi scoprire dal vecchio, quando venne il momento afferrarono le bandiere, cominciarono a colpire le piastre laterali del bus e il Rulo cominciò a tenere il passo col clacson.

Hai visto quei film di cowboy quando i banditi fanno irruzione su una carretta dove sembra che non ci sia nessuno, o solo un paio di giovanotti e improvvisamente ai lati appaiono 17.000 soldati che sparano la merda? Che sollevano la tela ed erano tutti lì a fare le poste? Beh, quel bus doveva essere qualcosa del genere. Improvvisamente è diventato un casino, uno scandalo, con grida, corni, trombe, uno scherzo. E la gente fuori alla strada! Poiché dal mattino c’erano già persone ai lati della strada in attesa di veder passare le carovane dei tifosi. Era da piangere, da commuoversi, ti salutavano, gridavano, alzavano i pugni, in giro nemmeno un leproso smarrito, per tirargli una sassata … Ma torniamo al vecchio, vecchio, che non si sa che faccia mise su. Perché siamo stati a guardarlo, perché abbiamo detto: questo è il momento cruciale. Da qui o il vecchio ci restava secco, il suo cuore andava in merda, o andava avanti. Il vecchio guardò indietro, tutto il salto di scimmie e il canto e non riusciva a crederci. Si sedette di nuovo e penso che fino a San Nicolàs non è tornato a parlare. Io dico che il Ràbano, il figlio di Nancy, aveva già offerto la respirazione bocca a bocca, se necessario, ed era qualcosa che tutti bene o male, avevamo schivato la probabilità perché, qualunque cosa, è un po’ disgustoso, con un vecchio.

Ma guarda, voglio tagliare corto. Vedete, quando il vecchio ha visto che non c’era alcun modo, non vi era alcuna possibilità di scendere dal bus, si arrese, ma arrese davvero. Perché, in un primo momento, ci avvicinammo e ci respinse, ci ha detto che eravamo irresponsabili, come assassini, che non avevamo la coscienza, è stato un vero peccato, non so tutto quello che ci ha detto. Ma più tardi, quando gli abbiamo detto che era perfetto, è stato soprannominato toro, che se aveva sopportato la cosa dell’autobus a sorpresa allora il cuore poteva sopportare tutto, cominciò a rilassarsi. Colorado venne a dirgli che era la nostra mossa per dimostrare che lui era perfettamente sano e che anche il medico era stato coinvolto nell’affare.

Senti, fratello, e credimi, perché quale motivo avrei di non dirti la verità oggi?

Molto prima di arrivare nella vecchia Buenos Aires è stato il più felice dei mortali, vi dico e giuro sulla salute dei miei figli. Il vecchio cantava, smadonnava, succhiava mate e mandava bestemmie, urlando dai finestrini ed allo stadio entrò avvolto in una bandiera. Non c’era, tra la folla, uno più felice di lui. Venne con noi alla popular e tutta l’attesa della partita, che fu più lunga della cagna che lo creò e dopo assistette alla partita. Era verde, però, e ci sono stati momenti in cui sembrava che se lo puncicavi con una spilla scoppiava come un rospo, perché io lo controllavo ogni momento. E dopo il gol di Aldo, ho visto, ho visto, perché ci fu un tale casino e disordine quando Aldo la mandò dentro che non sapevo dove eravamo a cadevamo tra valanghe e abbracci e svenimenti e roba. Ma poi guardai di lato e vidi il vecchio abbracciato ad un omone muscoloso quasi arrampicandosi, piangendo. E poi ho detto, se non è morto qui, non muore più. Lui è immortale. E poi non mi ricordai più del vecchio… i fili di ferro, i chiodi, le sbarre di ferro che spezzammo con le chiappe, fratello, non te li racconto. Che non si può raccontare, fratello… perché pregammo, ci stringemmo intorno, c’erano persone che si sedevano tra tutto il ​​casino non volendo guardare più. Perché ci presero a calci, e il secondo tempo fu una roba che sempre loro ce l’avevano e… sai che cosa era peggio, la cosa terribile? Che se pareggiavano poi ci battevano, fratello, perché questa è la verità! Abbiamo battuto quei bastardi! Se pareggiavano, andavamo al supplementare e ci stavamo andando a fare rallegrare il culo perché erano più fomentati di noi e venivano avanti come incursioni di guachos! Che maniera di cagarsi sotto! Dissi quel giorno, mio ​​Dio, non so che ha avuto il flaco Menotti, ha preso tutto, ha preso tutto, non si può credere a quello che ha parato il debole flaco quel giorno che sembrava spezzarsi in ogni parte. Ha preso un colpo di testa verso il basso a Silva che abbiamo visto tutti dentro, fratello, che era da andare in processione e baciare il culo al flaco, che cosa ti ha salvato su Silva! Lì abbiamo tutti avuto cinque minuti di infarto, se fosse stato pareggio, ripeto, eravamo ai supplementari. Mi guardo indietro mi ricordo e vedo il vecchio, bianco, pallido, gli occhi sporgenti, povero, ma vivo. Ed ora io dico, lo dico, e mi piacerebbe rispondere a tutti quelli che ora dicono che è stata una puttanata quella che abbiamo fatto con il vecchio Casale quel giorno. Vorrei rispondere a tutti quei bugiardi, se qualcuno di loro vide come io ho visto il vecchio Casale, quando l’arbitro ha chiuso l’incontro, fratello. Mi dite se per caso, per la puttana casualità, io abbia visto il vecchio Casale quando l’arbitro ha chiuso la partita e il campo era un inferno che non si può descrivere a parole. Io vorrei che qualcuno mi dica se qualcuno lo ha visto come l’ho visto io. Il volto felice di quel vecchio fratello, la follia di gioia sulla fronte di quel vecchio! Qualcuno mi dica se mentre piangevamo tutti abbracciati come vidi io piangere quel vecchio, che io posso assicurare che quel giorno era per quel vecchio il giorno più bello della sua vita, ma di gran lunga il giorno più felice della sua vita perché giuro che la gioia che ho visto in quel vecchio era qualcosa di incredibile! E quando l’ho visto cadere a terra come se fosse stato colpito da un fulmine, perché il vecchio era fregato, un po’ tutti noi pensammo, “Chi se ne frega?”. Chiunque altro voleva morire come quell’uomo! Questo è il modo di morire per un canalla! Avrebbe continuare a vivere? E per che cosa? Per vivere due o tre anni come viveva, in un armadio, o vessato dalla moglie e tutta la famiglia? Meglio morire in quel modo, fratello! Morì saltando, felice, abbracciando ragazzi, all’aperto, con la gioia di aver rotto il culo alla lepra per il resto dei secoli! Così ha dovuto morire che persino lo invidio, il fratello, lo giuro, lo invidio! Perché se potessi scegliere un modo per morire, ho scelto, fratello! Ho scelto questo.

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