Archivio dell'autore

TERRACINA – MONTEROTONDO scritto da GORDON

29 aprile 2013

E’ andata così… la partita tra Terracina e Monterotondo, la più attesa della stagione 2012/13 nel girone B di Eccellenza Lazio, a 48 ore dal calcio d’inizio, era stata dichiarata a rischio dall’Osservatorio per le manifestazioni sportive. A quel punto era inutile far presente che il Monterotondo Lupa non ha tifosi, che gli stessi non sarebbero comunque potuti venire al Colavolpe per una restrizione già esistente sulle tifoserie ospiti, che all’andata circa 200 tifosi del Terracina si erano recati al campo di Tor Pignattara (dove gioca il Monterotondo) senza causare alcun problema ed applaudendo entrambe le squadre al fischio finale… in fumo circa 600 biglietti già venduti, in pezzi una coreografia che ancora una volta la Curva Mare aveva preparato con 2 settimane di anticipo. Sconcerto, sgomento per una fantomatica lettera minatoria arrivata al presidente del Monterotondo… scritta grossolanamente in napoletano… la quale avrebbe generato la nota dell’Osservatorio, ma è bastato controllare nella dirigenza del Monterotondo per arrivare alla reale e molto meno romanzesca classica farsa all’italiana, in cui basta essere “ammanicati” per vincerla su regolamenti, istituzioni e soprattutto sul buonsenso.

Si… perché noi non avremmo mollato. Sabato mattina a sostenere la rifinitura dei tigrotti, poi il passaparola che si rincorre fino alle 18:00… una breve e concitata riunione: cosa succede in città? Piazza Garibaldi vede un capannello di ragazzi e meno giovani… si avvicinano anche i soliti ragazzini che giocano in piazza, l’appuntamento è per il giorno dopo alle 12:00, stesso posto. Ed eccoci al giorno fatidico: uno striscione dietro al quale manifestiamo il nostro disagio, ma che dice chiaramente alla città che così non è possibile continuare… che se è possibile violare la libertà, sprezzanti di ogni regola e istituzione, nell’ambito sportivo… è possibile farlo in ogni ambito! Lo stanno già facendo, sveglia Terracina!!! E lo gridiamo forte, che lo sentano… non è possibile che si muova ogni volta solo qualche centinaio, a volte decina di persone. Via per il corso principale, vediamo i passanti fermarsi e guardarci con rispetto, riprenderci col cellulare… le macchine si fermano pazienti, il traffico è bloccato ma nessuno osa suonare il clacson. Con noi anche gli amici di Isernia, non solo solidali, ma attivi e partecipi alla nostra protesta. A loro va il ringraziamento, l’abbraccio colmo di gratitudine.

Il corteo riprende in prossimità del nostro stadio, militarmente blindato. Chi ha preso questo provvedimento non ha tenuto conto dello schiaffo che ha dato anche alle forze dell’ordine presenti nella nostra città… le quali avrebbero sicuramente saputo mantenere la sicurezza all’interno dello stadio piuttosto che… beh nel frattempo la città ha risposto eccome: non è più qualche centinaio, c’è un migliaio di persone là fuori che vuole sapere che cazzo succede… che vuole sapere se un dirigente qualsiasi con un posto di lavoro coperto, può mettere in scacco una città di 40000 abitanti, le sue istituzioni, le sue Forze dell’Ordine, la sua gente. Al diavolo la diretta televisiva, era stato addirittura autorizzato un maxi schermo dietro la tribuna… c’è uno spiraglio da una collinetta sul lato dove manca la curva opposta alla nostra amata Curva Mare… non è agevole, è un posto scosceso tra sassi e arbusti spinosi. Per accedervi bisogna fare un giro a piedi per le campagne dietro il cantiere della piscina… ma su quel tratto non si vedono solo ultras… si vede gente anziana, signore con i figli, alcuni che non erano neanche mai stati a Terracina ed erano stati invitati da terzi

per quella che doveva essere una grande festa. Chiudo gli occhi su quel tratto, provo una grande vergogna e un grande orgoglio… perché so che cosa sta per accadere.

Una folla che sbuca da ogni antro e fratta, che si assiepa e si aggrappa su quella collinetta. Inizia la partita, si accende la passione, ECCOCI cazzo, ecco la Curva Mare. Quando vedo una ragazzina appena adolescente affianco alla madre alzare la mano e gridare “Zarelli pezzo di merda” capisco che non siamo soli. Verso la fine del primo tempo sento qualcuno dire “se segniamo adesso li uccidiamo”… e succede, Dio ti benedica! Altobelli, terracinese DOC appoggia in rete ed esplode il boato. Un incendio che per alcuni secondi divampa davvero e costringe molti ad allontanarsi dalla collinetta… ma tutto torna nella normalità. Guardo la signora con ragazzina di poco prima, sono tranquille, certo un po’ in ansia per la partita come tutti noi. Ma oggi i nostri sono perfetti: nel recupero non passa uno spillo e c’è spazio solo per il rosicamento dei giocatori del Monterotondo, un paio dei quali si lasciano andare. Tre fischi finali e in pochi secondi vediamo comparire i nostri giocatori sulle transenne per ringraziarci. Sono attimi in cui tempo dopo ti rivedi trasfigurato, col viso deforme e stravolto… ma vivo come la moltitudine che ti circonda, come la Fede che ti sorregge.

RUCC-RAPINA

16 febbraio 2012

Ariccia: ruba un camion pieno di porchetta e scappa

Alle 5 di ieri mattina il ladro di porchetta si era appostato fuori dal laboratorio in attesa che il camion fosse lasciato incustodito e non appena si è presentato il momento giusto è salito sul mezzo ed è scappato verso la via dei Laghi
Sono stati allertati immediatamente i carabinieri che hanno intercettato il camion sulla via dei Pratoni del Vivaro. L’uomo fermato era ubriaco e senza patente e ha giustificato il furto dicendo che voleva “svagarsi facendo un giro in macchina”.

CASCIAVIT

PER NON DIMENTICARE….

15 febbraio 2012

Ormai sono passati 5 anni da quel maledetto giorno,ed è con molto stupore che ho notato che in cosi poco tempo in Italia si sia riusciti ad arrivare ad una sentenza che personalmente definisco corretta e soddisfacente a metà…..

  È definitiva per l’agente della Polstrada Luigi Spaccarotella, per il quale si aprono le porte del carcere, la condanna a nove anni e quattro mesi di reclusione per l’omicidio del tifoso della Lazio Gabriele Sandri, ucciso a 26 anni mentre – dopo un tafferuglio con tifosi juventini nell’area di servizio aretina di Badia al Pino sulla A1 – era sulla Renault che doveva portarlo a Milano, la mattina dell’11 novembre 2007, per vedere Inter-Lazio insieme ad altri quattro amici. La Prima sezione penale della Cassazione, con una decisione presa in tempi rapidi, forse anche per evitare nervosismi negli animi degli ultrà che la sera del delitto – per protesta contro le forze dell’ordine – misero a ferro e fuoco la capitale e le città di mezza Italia, ha confermato il verdetto di secondo grado in tre ore di camera di consiglio nella quale è stato deciso anche l’esito di altri processi.

L’AGENTE: «ANDRO’ A COSTITUIRMI» – Luigi Spaccarotella ha saputo della condanna da una telefonata di un difensore. Inizialmente è rimasto incredulo, non si aspettava la conferma alla sentenza di condanna. Poi ha parlato con i parenti e con gli amici, comunicando loro probabilmente l’intenzione, già annunciata dal suo legale, di costituirsi. La preoccupazione maggiore di Spaccarotella, secondo quanto appreso, è per i figli, un bimbo piccolo e una bimba di circa 12 anni, che al momento in cui ha appreso la decisione stavano giocando in casa. Poi si è seduto sul divano, in lacrime, con il figlio piccolo in braccio. «Affronterò la situazione da uomo». Così Luigi Spaccarotella ha risposto a uno dei suoi legali che lo informava della decisione della Cassazione. L’agente «andrà a costituirsi». Sventola una bandiera tricolore attaccata alla ringhiera della terrazza della casa ad Arezzo di Spaccarotella. L’abitazione dell’agente si trova al secondo piano di un immobile situato in una zona residenziale, a circa un chilometro dal centro storico. Le persiane delle finestre sono accostate.

L’ITER GIUDIZIARIO – Spaccarotella che non ha subito carcerazione preventiva durante le indagini preliminari, era stato condannato in primo grado a sei anni di reclusione per omicidio colposo, determinato da colpa cosciente. In secondo grado i fatti erano stati qualificati come omicidio volontario per dolo eventuale e la pena era stata elevata a nove anni e quattro mesi di reclusione. Il ricorso dell’imputato in Cassazione è stato ora rigettato e la sentenza è così diventata irrevocabile. Cominceranno ora gli adempimenti per l’esecuzione della pena, che dovrebbero concludersi nelle prossime ore, o mercoledì, con il trasferimento di Spaccarotella in carcere.

IL PADRE DI «GABBO» – «Ho sempre avuto fiducia nella giustizia e voglio dire grazie a tutta la gente che c’è stata vicino fino a questo momento. Ho avuto un solo momento di scoraggiamento quando è stata emessa la sentenza di primo grado che era raccapricciante. Ma ora le cose sono andate come dovevano andare. Personalmente non ho alcun desiderio di vendetta ma la verità ha avuto difficoltà ad emergere». Così Piergiorgio Sandri, padre di Gabriele, ha commentato il verdetto della Cassazione. «Perdonare Spaccarotella? Ci posso riflettere ma lui deve dire tutta la verità. E poi il perdono si dà a chi lo chiede, invece la mamma di Spaccarotella non ha mai telefonato a mia moglie, la mamma di Gabriele. In quel momento – ha ricordato il padre di Gabriele – mio figlio è stato ucciso da un tutore dell’ordine. Spaccarotella è colpevole, ma non avrebbe dovuto trovarsi lì perchè era esagitato».

E IL FRATELLO – «La Cassazione ha confermato che l’uccisione di mio fratello è stato un atto volontario, seppure con la responsabilità del dolo eventuale e questo verdetto rispecchia il diritto e la realtà dei fatti«. Così Cristiano Sandri, il fratello avvocato di Gabriele. «Non è il discorso dell’anno in più o in meno di carcere, l’importante è che il principio di diritto sull’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge sia stato rispettato», ha aggiunto. Cristiano e il padre Piergiorgio sono usciti dalla Cassazione accompagnati dai numerosi amici di Gabo che sono stati con loro durante questa giornata. Non ci sono mai stati momenti di tensione, eccetto qualche piccolo mugugno in aula quando i difensori di Spaccarotella hanno sostenuto la tesi del dito «rattrappito» che, per incidente, aveva sparato a Gabriele.

IL PRETE – «Tanta tristezza anche se lui, quando l’ho visto un po’ di tempo, fa era sereno. Ha sicuramente sbagliato, ma da qui a dire che quella mattina si è alzato con l’intenzione di andare a uccidere una persona ce ne passa». Così don Antonio Bacci, il sacerdote che nel giugno 2007 sposò Luigi Spaccarotella e la moglie, commenta il verdetto della Cassazione. «Non l’ho ancora sentito – aggiunge -: certamente ha sbagliato ma parlare di omicidio volontario mi sembra assurdo. Non voleva uccidere». Don Antonio Bacci spiega che cercherà al più presto di sentire l’agente della Polstrada e la moglie, «la conosco da tanti anni, è stata una mia alunna. Penso anche ai loro figli». «Una cosa è l’omicidio colposo, altra quello volontario – aggiunge il sacerdote -. Purtroppo l’opinione pubblica, forse in particolare a Roma, aveva già deciso la condanna per omicidio volontario».

LA REQUISITORIA DEL PG – Serrata, a tratti accompagnata anche dalla mimica dello sparo a braccia tese, la requisitoria con la quale il sostituto procuratore generale della Cassazione Francesco Iacoviello – uomo di punta della Procura – ha chiesto la conferma della condanna emessa dalla Corte di Assise di Appello di Firenze che ha aggravato la responsabilità di Spaccarotella trasformando l’originaria ipotesi di omicidio colposo con colpa cosciente (sei anni di reclusione inflitti in primo grado ad Arezzo) in quella di omicidio volontario con dolo eventuale. «Spaccarotella non stava mirando alle gomme ma sparò perchè voleva colpire la macchina e l’ha presa: la vittima è stata colpita al collo, se ci fosse stata una deviazione di uno sparo diretto verso il basso, al massimo il colpo avrebbe attinto il petto!», ha esclamato Iacoviello. Secondo il Pg, l’agente della Polfer – che non potrà più indossare una divisa per l’interdizione perpetua dai pubblici uffici – agì sparando in risposta a quello che lui percepiva come «smacco o beffa» per il fatto che l’auto di Gabbo «non si era fermata all’azionamento della sirena delle forze dell’ordine, dopo che lo stesso Spaccarotella aveva sparato un colpo in aria». Per il Pg, questa reazione dell’agente fu «abnorme, tanto che gli altri tre poliziotti che erano con lui non spararono e si comportarono diversamente». «Se a sparare fosse stato un pregiudicato, anzichè un poliziotto, il giudice – ha rilevato il Pg – avrebbe impiegato solo una manciata di secondi per condannarlo per omicidio volontario con dolo eventuale» come nella vicenda Sandri, è avvenuto solo nel secondo grado di giudizio anzichè fin dal primo.

 

CASCIAVIT

RUCCUTONI SI NASCE

13 febbraio 2012

Di Felipp e i panare

Essere ruccutoni è un’arte. Si tramanda di generazione in generazione. Logico quindi che i quattordicenni di oggi  si domandino se i propri padri, le proprie madri,  i propri zii o, in taluni casi,  i fratelli maggiori siano stati veramente ruccutoni. Occorrerebbe stilare un vero e proprio Manifesto Ruccutone del XX secolo.
Intanto, per quello che io personalmente ricordo, posso provare  a fissare dei punti   per il periodo che va dagli anni ottanta ad oggi: le cose che un ruccutone quarantenne dovrebbe aver fatto almeno una volta nella vita a Terracina.  Gli aspiranti ruccutoni  così potranno domandare ai propri parenti se il Dna familiare rientri davvero o meno nella agognata categoria. NB: Mi rendo conto che le cose sono tante, forse troppe,  quindi se ve vengono in mente altre e immagino di si), segnalatele sul blog!

Manifesto ruccutone terracinese Anni 80/90
Le cose che un ruccutone anni 80 dovrebbe aver fatto almeno una volta nella vita:

– Fare ‘i fucaracce d San Giuseppe’  con zazzicchie al seguito

– Trovare e comprare un disco da Franchino Vinile con Franchino che non gliene fregava niente del disordine ( grande Franchino,  ndr)

– Comprare  una pizzetta al Bar Sdribo

– Tagliarsi i capelli da Filippo il Barbiere con Genesio che faceva lo sciampo ( o all’ocorrenza da Gino alle capanne)

– Sentire le partite della Serie A alla radiolina da ‘Bunifacie’

– Imbucarsi  ‘al Borsalino’ per una festa di compleanno

– Giocare a pallone sotto casa tre contro tre ammaccando più garage possibili

– Trascorrere la Pasquetta ‘sopa  SanStefano’

– Andare il 1 maggio a ‘SanSilviane’

– Giocare a pallone alla San Damiano da Don Amedeo, con le siringhe dietro la porta

– Comprare un gioco da Popò

– Avere l’adesivo di Popò sulla macchina

– Pomiciare con la propria ragazza sopra le sdraio  di un qualsiasi chiosco in una notte di mezza estate

– Collassare con o senza la propria ragazza sopra le sdraio di un qualsiasi chiosco la sera di ferragosto

– Mangiare le pennette al Salmone al Buffalo Bill

– Schiacciare uno scarafaggio alla Scuderia
– Andare a vedere un film (meglio se di Bud Spencer e Terence Hill)  all’Arena Pillì

– Camminare dentro casa alle due di notte  con i zoccoli del Dr Schulze

– Mangiarsi i cannullicchi crudi appena fatti

– Seguire i carri di Carnevale lungomare (in particolare, quello della palestra Gazzelloni)

-Fare una partita a Flipper alla Sala giochi da Mario per il Viale

– far  parte di una comitiva (piazza Garibaldi la migliore o peggiore, dipende dai punti di vista)

– non avere il cellulare ma riuscire ad incontrarsi comunque con gli amici

– uscire a piedi o in bicicletta

– Mangiare  i lupini e poi prendere il temporale durante San Cesareo

– Andare a Ponza con la linea Mazzella  ( 3 h di percorrenza)

– Prendere il sole sopra gli scogli (coi ragni di mare in agguato)

-Farsi pizzicare da una tracina  e poi mettere il piede sotto la sabbia

– Farsi dare il resto in mentine al Bar Margherita

– Osservare esterrefatti  alcuni villeggianti, che a fine vacanza, ‘s portavane via pure la tazza diu cess’

– Fare la posta alle svedesi che alloggiavano al Pappagallo grigio

– Andare al vicolo delle Belle durante la notte, quando sopra Terracina alta si diceva ci fossero ‘solo i tossici’

– vedere le partite del Terracina allo  stadio del porto…

– imbarcarsi sopra la paranza alla ‘Madonna diu carmine’

..sta a voi indicarci le altre !

EIRUCC

4 gennaio 2012

EIRUCC
Eccoci con un altro reportage, stavolta da Dublino nei 4 giorni a cavallo di Capodanno. Sicuramente c’è chi tra noi potrebbe saperne molto di più sulla città e sull’Irlanda in generale, ma aspettavo da anni di toccare il suolo di una terra che amo e ora posso dire, dopo l’avventuroso volo di ritorno, di aver amato visceralmente anche il suolo di Ciampino appena toccato di nuovo il suolo natio. Piccola e consueta premessa sulle compagnie aeree: all’andata (volo da Fiumicino a Dublino) abbiamo capito che anche la Aer Lingus non vi passa neanche un bicchiere d’acqua gratis, tocca pagare tutto o fare come le ragazze davanti a noi, che si sono portate una scorta di mandarini da casa. Per non parlare della Ryan Air, dei veri terroristi per quanto riguarda dimensioni e peso dei bagagli, ci mancava solo che girassero per la fila dell’imbarco ad impedire i precipitosi travasi che la gente stava facendo tra trolley, borse, zaini e buste. Nell’inventarsi le matte, infatti gli italiani sono i primi al mondo e ho notato un certo dispiacere tra hostess e steward nel venire beffati ai severi controlli che imponevano.
Torniamo a Dublino, città piccolina che si gira facilmente a piedi, ma voglio ricordarlo: esistono anche i mezzi e nell’unica volta che prendiamo il bus a 2 piani, esibiamo il Dublin Pass all’autista pur consapevoli che non serve a niente… lui dondola la testa e poi furtivamente ci fa segno di passare senza pagare il biglietto, 6 persone hanno viaggiato gratis dalla stazione di Heuston al Trinity College… missione ruccutona compiuta. La simpatia per i turisti e per gli italiani in particolare è evidente, ma ho notato comunque parecchie coppie multi-razziali in giro per la città ed un clima assolutamente tranquillo nei confronti degli stranieri, anche nello stato di ubriachezza più grave. Il Dublin Pass, se volete visitare i siti più interessanti di Dublino, conviene… fidatevi. Vale 55 euro per 2 giorni, ed avremmo speso più di quella cifra in poche ore, pagando la quota d’ingresso al Dublin Castle, Dublinia, Christ Church e St. Patrick, che con il Pass invece è gratuito. Innanzitutto il Dublin Castle vale la pena per la guida che parla italiano con un forte accento britannico e protagonista di uno dei miei fulminei innamoramenti: mi piazzo davanti al gruppo di una 50ina di italiani e le incollo gli occhi addosso, tranne quando dice “battiglia” al posto di “battaglia” e mi giro intorno con un’espressione che significa “chi si azzarda a correggerla gli spacco la faccia”. Nessuno fortunatamente lo fa, ed ascoltano la lezione di storia d’Irlanda spiegata come ad una classe elementare. Io già so tutto, ma starei ore a sentirla parlare, finché nella seconda stanza mi fa segno che la dichiarazione d’indipendenza di cui sta parlando è proprio quella appesa sulla parete opposta tra le due bandiere ed un brivido mi corre lungo la schiena per l’emozione. Poi colgo il suo tono sarcastico quando dice che in occasione della sua ultima visita, la regina elisabetta portava un vestito con centinaia di trifogli disegnati, che loro irlandesi lo hanno apprezzato e che il centro di Dublino è stato bloccato per fourse (quanto la amo!) 4 giorni; poi apprezza il fatto che il gruppo italiano capisca in anticipo la battuta su Bram Stoker, che ha lavorato all’ufficio delle tasse del castello prima di scrivere Dracula… ci mettiamo a ridere già prima che chiudesse la battuta e lei strizza gli occhi con un’espressione birichina. Ma è già finita la visita e quando la guida dice “C’è qualche domanda?” vorrei chiederle cosa ha da fare quando finisce il turno, ma è richiesta una faccia tosta che a quell’ora del mattino e con poco alcool in corpo, purtroppo mi manca. Col cuore a pezzi mi trascino verso la maestosa Christ Church Cathedral ed annesso palazzo di Dublinia, con esposizione vichinga ben riprodotta. Da un vicolo di Temple Bar sale un clamore di urla femminili, simile a quello dei concerti dei Beatles… o come dice un mio amico “dev’essere l’uscita del Big Brother irlandese”, ma molto più probabilmente è quel bucodiculo di Bono Vox in giro per il centro, l’ultimo giorno dell’anno. Piccolo spuntino nel pub davanti alla cattedrale: da notare che di piatti tipici non ce ne sono, al limite uno stufato irlandese, ma vengono promossi sandwich e patatine a partire da 13 euro in su. In effetti sul cibo sono un po’ cari, sul bere abbiamo adottato la dieta a base di Guinness, Jameson e Irish Coffee. Una ragazza della mia comitiva fa l’estetista e dice che il luppolo è curativo (non si sa bene di cosa)… God Bless Her, so solo che saremmo andati in bagno infinite volte ed in ogni luogo/situazione. Nei bagni dei pub spesso c’è il distributore di preservativi, ma altrettanto spesso frega i soldi; inoltre la macchinetta per asciugare le mani è una figata assoluta. Così come il segnale per il passaggio pedonale ai semafori: dopo una giornata passata a capire da dove provengono le macchine, ti viene voglia di tornare indietro solo per far suonare quel segnale… tziù…tziù-tziù-tziù! In confronto a Roma, una cosa bella di Dublino è che le statue sono a grandezza naturale, non come quelle di eroi e divinità romane, alte 5 metri e con tutti i muscoli giganteschi tranne l’abbacchio che è minuscolo. Qui le proporzioni sono rispettate e la statua di Molly Malone rende bene l’idea di quanto avesse le tette grosse.
EIRUCC
Abbiamo detto che è inutile parlare di stew o di coodle a Dublino: ristoranti tipici ce ne sono, ma vanno trovati col lanternino. In ogni caso per quanto riguarda la digestione posso dire che cantare God Save The Queen sul cesso, con la mano sul fegato, funziona alla grande, soprattutto se si inizia la giornata sorseggiando un tè caldo e sbocconcellando toast con eggs&bacon. Il ritorno in stanza è fulmineo e la doccia prima di uscire (mancano i bidet, as usual) è doverosa. Stessa storia dei ristoranti tipici, per quanto riguarda i locali con musica dal vivo tradizionale… si, ce ne sono… nel weekend è pieno di locali con musica live, ma di pub veramente tipici, di quelli che nei villaggi dell’interno invece trovi ovunque, con due tizi che suonano violino e flauto, un camino e un tirassegno per le freccette… ce ne sono pochini. Noi ne abbiamo trovato uno grazie all’amica che abita lì, una ragazza terracinese che non avendo il giardino, ha messo i nani sul balcone di casa, guadagnandosi un’onorificenza ruccutona al merito. Tra le visite nei posti più gettonati, vale senz’altro la pena il Guinness Storehouse a St. James’s Gate, con veduta spettacolare su Dublino dalla torre con vetrata.
La notte di Capodanno l’abbiamo passata facendo crowling per le vie di Temple Bar, una specie di Golgota per le ragazze rigorosamente in minigonna ascellare e tacchi vertiginosi: è una caduta continua sui ciottoli gibbosi del quartiere e una di queste pischelle dopo essersi addobbata per terra, rimane praticamente nuda in ginocchio bestemmiando contro il suo cellulare, che probabilmente si è rotto a pochi minuti dalla mezzanotte. Il nuovo anno ci trova in un pub qualsiasi, in cui è impossibile muoversi, ma dopo il countdown parte la classica “Auld Lang Syne” tra baci e abbracci generali… il pensiero va proprio agli amici che non sono con noi, a quelli che non ci sono più ed a quelli sparsi per il mondo, conosciuti e ancora da conoscere. A stomaco vuoto dalle 15:30, riusciamo a trovare un Burger King aperto e dopo quasi 12 ore un panino al pollo assorbe parte dell’alcool tracannato nel frattempo. Ci si trascina verso l’ultimo pub prima dell’hotel, dove un dj improvvisato sta facendo un disastro sul mixer… l’ultima immagine quasi nitida è quella di una ragazza tanto bella quanto triste, che balla sola in un angolo con gli occhi chiusi sulle note di “Would I lie to you”… potrebbe essere anche una visione, visto lo stato comatoso che mi porta a desiderare il letto dell’hotel immediatamente, con o senza di lei.
Un piccolo passo indietro al giorno prima, quando volevo visitare l’Aviva Stadium ed il tassista, invece di portarmi, mi aveva avvertito: “lo stadio è chiuso e non è possibile visitarlo prima di martedì”… io riparto proprio lunedì, mannaggia le capre del Connemara!
Così avevo rinunciato a visitare lo stadio nazionale, ma avendo problemi d’insonnia da una vita e considerando che quando ti svegli è inutile rompere i coglioni in stanza a chi sta dormendo, mi faccio una doccia alle 9:30 del 1° gennaio con ancora “ooh!…look into my eyes…” nelle orecchie, ed esco dall’hotel di Parnell Square, in direzione nord dove penso di trovare il Croke Park. Esatto! Fermandomi in uno di quegli alimentari dove ti porti via un bicchiere di cartone pieno di cappuccino e (udite udite) un saccottino al cioccolato, il gestore mi dice che appena arrivo sul ponticello più avanti, mi guardo a destra e vedo lo stadio. Niente di più semplice ed anche se lo stadio è chiuso, scatto le foto di rito.
EIRUCCRitorno verso l’hotel, dove inizio a recuperare i primi superstiti con cui ce ne andiamo a St. Stephen’s Green per una passeggiata nel parco, poi ci raggiungono gli altri ed andiamo a visitare la distilleria del Jameson, dove mi guadagno l’attestato di assaggiatore di wiskhey. La prova consiste, al termine del giro della distilleria, nel sedersi ad un tavolo con apparecchiati tre shots di diversi wiskheys, oltre al bicchiere distribuito per tutti all’entrata del ristorante, al quale avevo aggiunto due cubetti di ghiaccio e che mi ero portato dietro al tavolo dell’esame, per sciacquarmi la bocca tra uno shot e un altro. In realtà il superamento della prova è stato banale: bastava dire che dei tre, il più buono era il Jameson e prontamente la guida ha raccolto i nomi di noi esaminandi, per tornare con l’attestato stampato di fresco. All’uscita dalla distilleria, tutto il mondo mi sembra più bello e cammino con un senso di leggerezza per i negozi di souvenir di Mary Street, per poi dichiarare l’ora della pennichella alle 17:00. Ancora in giro per locali nella notte, ancora in giro per il centro prima della partenza e prima dell’ultimo show del tassista che ci porta all’aeroporto, il quale è in vena di spiritosaggini sugli italiani che affittano le macchine per fare il giro dell’Irlanda e finiscono in un fosso dopo mezz’ora, per via della guida a sinistra. Gli prometto che quando tornerò qui, farò senz’altro questa esperienza e lui mi assicura che è come imparare ad andare in bicicletta: devi prima cadere un paio di volte, ma una volta imparato non scordi più. Si ferma un attimo davanti alla vetrina di un negozio fotografico, mi indica un’immagine di una neonata e mi mostra che come sfondo del cellulare ha la stessa: è una dei suoi 19 nipoti, nati da 11 figli. Gli faccio i complimenti per averli tirati su facendo il tassista e lui mi dice che è un grande tassista e se vogliamo, ci può portare a Belfast in un’ora e mezza.
Per spirito d’emulazione il pilota della Ryan Air passa avventurosamente attraverso una brutta perturbazione tra Inghilterra e Francia e ci fa atterrare (con tutto il carrello) a Ciampino con addirittura 40 minuti d’anticipo, e le trombe dagli altoparlanti annunciano il tempo record della rotta stabilito dal nostro Barone Rosso.
EIRUCC

J'ASENE CE FREGA PE' 'RECCHIE…

20 dicembre 2011

Oggi celebriamo lo sportivo più furbo del mondo: Cristiano Doni. Colui che si è nascosto dietro la Porsche in garage per sfuggire all'arresto… colui che ha consigliato al complice nello scandalo del Calcio-scommesse di parlare come Fantozzi al telefono per non farsi scoprire… colui che ha pagato la parcella dell'avvocato che assisteva un altro indagato, andando incontro all'imputazione per inquinamento di prove.

Gordon

R.I.P. CARO LEADER

19 dicembre 2011

Non avremmo mai voluto scrivere questo post e rispettiamo il dolore del Modernista, affezionato sostenitore di Kim Jong il. Ovviamente i media hanno banalizzato la sua morte attribuendogli un infarto, ma noi sappiamo che nella cultura orientale, nessuna morte è casuale.R.I.P. KIM JONG IL

Abbiamo deciso di non risparmiare ai nostri lettori lo strazio dei pianti collettivi a Pyongyang, oltrepassando la cortina mediatica che solitamente viene fatta calare sulla capitale nordcoreana. Le ordinanze per ora prevedono la sospensione delle manifestazioni di canto e danza fino al 29 dicembre, la chiusura delle attività commerciali ed il lutto nazionale con le bandiere a mezz'asta.
Vi terremo aggiornati sugli ulteriori sviluppi in queste ore drammatiche.

PYONGYANG – È la fine di una dittatura personale iniziata nel 1994, ma il regime non smetterà di esistere. Kim Jong il, 69 anni (o forse 70), il "caro leader" – come veniva chiamato – è morto improvvisamente sabato 17 dicembre, ma la notizia è stata diffusa solo oggi. Il terzogenito Kim Jong Um, 27 o 28 anni, erediterà il potere: la tv di Stato ha già iniziato a chiamarlo "il grande successore".

Di padre in figlio: si conferma così che quella nordcoreana è una dinastia. Kim Jong il, che di fatto è considerato un semi-dio, aveva ereditato il potere dal padre, Kim il Sung, e ora la passa a suo figlio. Un leader giovane, inesperto, che potrebbe far precipitare una situazione di difficile equilibrio.
Kim era stato colpito ad agosto 2008 da un ictus e, pur tra molteplici voci sullo stato di salute, sembrava essersi ripreso, preparando il passaggio dei poteri. Sabato scorso, mentre era in viaggio in treno, è stato colpito da un infarto. I medici non sono riusciti a salvarlo.

L'agenzia di stampa del regime ha annunciato la successione, invitanto "tutti i membri del Partito dei lavoratori, i militari e la popolazione a seguire fedelmente l'autorità del compagno Kim Jong Un".

La notiza della morte è stata data a mezzogiorno (ora locale, le 4 in Italia) da una conduttrice della tv di Stato nordcoreana in lacrime, vestita di scuro, che ha detto che la morte è stata causata dal "troppo lavoro fisico e mentale". I funerali solenni si terranno a Pyongyang il 28 dicembre prossimo, con il Jong Um a capo del comitato per le esequie. Escluso l'invito di delegazioni straniere.

"Pyongyang, in queste ore, è una città paralizzata a causa dello choc". È il racconto, riportato dall'Ansa, di alcune persone presenti nella capitale nordcoreana.

LE REAZIONI INTERNAZIONALI
La Corea del Sud è in allarme: la tensione tra i due paesi è sempre ad un livello molto alto. Nei mesi scorsi, ci sono stati anche alcuni incidenti sul confine, come il bombardamento sull'isola di Yeonpyeong .

L'esercito di Seul ha aumentato il livello di allerta e il presidente sudcoreano ha convocato il National Security Council. Il ministero della difesa per ora non segnala alcun movimento inusuale di truppe al confine.

Anche il Giappone ha messo in piedi un comitato di crisi per monitorare la situazione, e il governo si è subito riunito in seduta d'emergenza. Il premier Yoshihiko Noda, secondo i media nipponici, ha disposto di tenere contatti "serrati" con Usa, Cina e Corea del Sud sulla vicenda, oltre ad avviare ogni preparativo "per fronteggiare" gli scenari possibili.

Mobilitazione anche negli Stati Uniti: il presidente Obama è stato informato della morte di Kim Jong Il, ha spiegato il portavoce della Casa Bianca. "Siamo in contatto – spiega Jay Carney – con i nostri alleati, Sud Corea e Giappone. Siamo impegnati nel mantenere la stabilità nella penisola coreana, e la libertà e la sicurezza dei nostri alleati. Il presidente degli Stati Uniti ha avuto un colloquio telefonico con il capo di Stato sudcoreano, Lee Myung-bak.

Intanto le Borse asiatiche risentono della notizia: La Borsa di Tokyo termina gli scambi in calo dell'1,26%, scontando l'effetto dell'annuncio della morte del 'caro leader' nordcoreano Kim Jong-il. L'indice Nikkei chiude intorno ai minimi di seduta, a 8.296,12 punti (-105,60), sui timori che la scomparsa del dittatore possa essere causa di instabilità nell'area. (19 dicembre 2011)

Gordon