Archive for the ‘Uncategorized’ category

I GRONG AI GUARANA’ di Paris Di Nella

4 giugno 2018

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Anxur di Paris Di Nella

13 aprile 2018

Abbiamo la musica il video e lo Spot migliore per raccontare la nostra amata città!

ORA TOCCA A NOI BALLARE!

MUNDIAL DE BARRAS-BIRRAS pt. 1

2 marzo 2018

La malinconia di essere fuori dal Mondiale in Russia 2018, non toglie l’entusiasmo per l’uscita delle prime maglie del Torneo Barras-Birras.

Eccovi un assaggio in stile ruccutone:

Argentina – Quilmes

Belgio – Stella Artois

Colombia – Poker

Costa Rica – Imperial

Croazia – Karlovacko

Egitto – Sakara

Germania – Erdinger

Giappone – Yebisu

Messico – Corona

Russia – Baltikan

Spagna – Estrella Galicia

Svezia – Norrlands

Svizzera – BFM

Uruguay – Nortena

ONCE WERE WARRIORS: BLACK HOLE SUN

1 marzo 2018

libera ricostruzione in libero Stato della rotatoria nel periodo del campionato BMX

Argomento di attualità, viste le buche di cui è vittima la nostra cittadinanza e la diatriba sull’antenna telefonica, che dovrebbe essere collocata nell’odierno Piazzale Donatori di Sangue: i Campiunate de BMX dell’Arene, che ebbe luogo in più edizioni durante i lavori per la costruzione di Viale Europa. Siamo all’inizio degli anni ’80, quando ogni buco era trincea o eroina, per passare il metano venne sventrata una città, ma di rifare le strade come Cristo comanda non se ne parlò. La gioventù del quartiere Arene si dilettava in sassaiole tra bande, raccolta e lanci di posidonia, raid punitivi, partitelle a calcetto o a campana nei campi del Palazzetto. Per arrivare ai Prefabbricati si passava per Via delle Arene, anche per la stradina stretta che va dal Pappagallo Grigio alla Farmacia Celio; infatti Viale Europa, dalla quinta in poi, non esisteva ancora; il mercato del giovedì si faceva a i bucije; gli scheletri delle future case del Bronx fungevano da quartier generale delle bande; le punizioni “alla Zico” o “alla Platini” col Super Santos, ci facevano scoprire luoghi remoti e inesplorati della nostra città; le bambine facevano strane conte con le mani ed esercitavano la memoria che avrebbero usato da grandi come mogli, riprendendo perfettamente le coreografie che la sera prima avevano visto fare a Heater Parisi. Il quartiere era tranquillo, ma pieno di suoni: c’era il pesciarolo in bicicletta che gridava “pesh-peee! Alì-cialìììì!!!”, c’era il fischio di un pappagallo che rispondeva se la chiamavi “Lolaaaa!!!” ad un balcone dei palazzi dell’odierna Via Jurmala, c’erano i fischi alla povera Fischietta, c’era Adelina che vendeva “i lupine dolce dolce… com’a lu zucchere”, c’era Giuann i sceriff, le bestemmie, “vado a chiamà cugineme”… ma un bel giorno, la voce che sovrastò le altre per l’importanza del messaggio, che neanche Filippide in ritorno dalla battaglia di maratona, fu quella che annunciò: “oh! Stann a fa na pista da cross d’rete a i Palazzette!”. In realtà stavano accumulando all’altezza dell’attuale rotatoria, tutta la sabbia che c’era sul futuro tracciato di Viale Europa. Per cui, essendo la BMX la bici più di moda del momento, fu un attimo ed il cantiere venne invaso da una trentina di mocciosi in bicicletta, compreso io, che per il solito spirito di contraddizione, quando mio padre mi portò da i Spìrite per comprarmi la bicicletta dopo la prima comunione, volli una bici da corsa invece della BMX. Ma vabbè era già un miracolo se normalmente non rientravo a casa con una decina di baciapiedi infilati nei tubolari… poteva mai essere un problema cercare di impennare, saltare e non affondare nella sabbia con quelle ruote lisce e sottili? Affondare peraltro non era un problema, era un movimento naturale: Via Badino si allagava sempre, ma di brutto! Mi ricordo di essermi fatto un pezzo col canotto insieme a mio padre, nei pressi di Via Pantanelle (non a caso, gli metti un nome così, che ti aspetti?)… quello che oggi è il Parco delle Città Gemellate, ad un certo punto divenne il nuovo campo di calcetto delle Arene, non ricordo se perché ci squalificarono il parcheggio dietro al Palazzetto o se per la necessità di avere un campo B… il problema fu che l’area destinata a campo di gioco era proprio una fossa, che dopo piovuto si trasformava in laghetto. Cioè non era proprio un problema, perché diventava semplicemente pallanuoto… e poi lotta libera quando tornavi a casa. Insomma potevi stare per mesi in una buca, come nella Grande Guerra. Peraltro gli appostamenti per gli agguati, essendo un quartiere sviluppato interamente in pianura, dovevi farli necessariamente accucciato o sdraiato dentro una buca, dietro a una duna, sotto un muretto.

Però quei mesi di campionato di BMX furono favolosi, nonostante poi ebbi modo di far valere la mia bici da corsa sul nuovo tracciato rettilineo di Viale Europa. Ricordo le nostre bocche spalancate, appena aprirono la strada: un nastro larghissimo di asfalto nero e compatto, nuovi orizzonti, nuovo Orizzonte, velocità, progresso, la San Damiano più vicina.

I DIARI DELL’APETTA

1 marzo 2018

Questa volta, per tener fede al titolo della nostra rubrica, recensiremo due libri annoverabili nella cosiddetta “letteratura da viaggio”: Strade Blu di William Least Heat Moon e L’uomo che fece il giro del mondo a piedi di Dave Kunst.

Iniziamo con le similitudini: entrambi sono stati scritti negli anni 70, da narratori statunitensi che non sono narratori di professione, che hanno o hanno avuto una crisi nel loro rapporto matrimoniale. Entrambi i libri ed i rispettivi viaggi, sono corredati da foto suggestive scattate in prima persona dagli autori.

Strade Blu è un viaggio a spirale verso l’esterno, attraverso gli Stati Uniti d’America, intrapreso da Moon (di origine nativo indiano) con il suo furgoncino cabinato, in seguito alla rottura del suo matrimonio ed alla perdita del posto di lavoro come docente in un college. Nella sua impresa, Moon si promette di non passare mai attraverso le highway, ma viaggia sempre sulle strade blu, che comunemente sono così conosciute come le strade statali degli USA. È un racconto asciutto, velato dall’ironia e dal distacco con cui l’autore si rapporta agli interlocutori incontrati lungo il viaggio, che dura più di un anno. Inoltre è un rapporto abbastanza puntuale sull’America di quegli anni, che offre oggi una prospettiva utile ai più attenti per valutare la mentalità attorno cui si è sviluppato il “sogno americano”. Le nozioni acquisite a beneficio dei lettori e dell’autore stesso, sui luoghi, usanze, economia, mentalità e problematiche, sono esposte attraverso l’esperienza diretta, quindi non risultano mai statistiche alla “Lonely Planet”. La critica ad un certo tipo di società, quando non è espressa direttamente nei dialoghi, come quello con uno studente vicino Seattle, è percepibile tra le righe, in quell’atteggiamento innocente e passivo dell’autore davanti al razzismo del sud, o alla “plastificazione” delle località montane del Vermont, villeggiatura per i ricchi newyorkesi.

Il viaggio di Dave Kunst è documentato solo in parte. Narrativamente prende inizio dall’evento tragico che temporaneamente lo interrompe, perdendosi tutto quello che succede prima da Lisbona all’Afghanistan, comprese le vicissitudini italiane che vedono i protagonisti entrare con un mulo ed un carretto in Piazza San Marco e venire accolti simpaticamente dall’allora sindaco di Venezia (i documenti fotografici sono però rintracciabili su internet). L’autore quindi riprende le fila della prima parte di viaggio, dal centro degli Stati Uniti a Columbus, ma appunto tralascia l’approdo in Europa ed il successivo passaggio in Asia, per poi descrivere i 2 anni che gli servono a decidere di ripartire per Kabul e completare il viaggio con un altro mulo ed un altro carretto. Contrariamente all’altro libro, la narrazione di Kunst è febbrile, a tratti paranoica, sembra quasi infastidito dal dover fare questo viaggio pazzo in simili difficoltà, ma quasi per nulla consapevole della sua sprovvedutezza. Ciò che invece ha particolarmente infastidito me, è che alla fine del viaggio, una volta arrivato sulla west coast, Kunst si lasci andare ad una classificazione delle nazioni attraversate, in base al livello di “progresso” del suo Paese. Ma c’è qualcosa di inquieto, di inespresso ed incompleto nell’esperienza di Kunst, peraltro spiegabile in parte nella vicenda personale e familiare che lo colpisce.

Finiamo con le differenze, sostanziali per me che ho letto i due libri circa un anno e mezzo fa, quasi consecutivamente. Diciamo che l’approccio di Kunst difetta di coerenza già dal principio, dal momento che ammette di intraprendere questo viaggio intorno al mondo per “fare qualcosa che nessuno ha mai fatto”, ma visti i tempi (siamo in piena crisi petrolifera) scrive sul carretto messaggi di pace, come se l’abito facesse il monaco, per poi lamentarsi non solo della diffidenza degli stranieri, ma anche del mulo, del traffico dei camion sulla Grand Trunk Road in India, o del caldo nel deserto dell’Australia centrale. Al contrario, Moon ad esempio fa un monumento a coloro che vivono nelle lande desolate del New Mexico, o nelle città “dismesse” dalla crisi e dal cambiamento della produzione; si auto accusa, quando affronta le intemperie della neve senza essere attrezzato; è comprensivo addirittura verso coloro che lo infastidiscono, credendolo un vagabondo. Anche il risultato, da un punto di vista della riuscita del viaggio, è nettamente diverso: Moon riesce a viaggiare sempre sulle strade blu, trova persino nel simbolo di alcuni indiani nativi quella spirale che ripercorre il tracciato del suo viaggio, soddisfa le sue finalità antropologiche; Kunst ha il pregio di perseverare a riprendere il viaggio da dove si era interrotto, in realtà lo interrompe di nuovo volontariamente in Australia, per finirlo con fatica, controvoglia, in polemica addirittura con l’ipocrisia dei suoi concittadini che lo accolgono festosamente al ritorno.

Rapina con ApeCar

13 febbraio 2018

Rapina un supermercato e fugge a bordo di un Ape Car

Rapina un supermercato e fugge a bordo di un Ape Car

SQUINZANO – La realtà, come si dice, supera sempre l’immaginazione. A Squinzano in serata una rapina lampo è stata messa a segno da un bandito armato di pistola, che dopo aver fatto irruzione nel supermercato ed essersi fatto consegnare l’incasso del pomeriggio contenuto nelle casse, ha tentato la fuga a bordo di un insolito mezzo: un Ape car di colore azzurro.
Il tutto è avvenuto intorno alle 20.30 ai danni del supermercato MD di Squinzano, in via Raffaello Sanzio. Ovviamente, vista la scelta di un mezzo non esattamente scattante ne tantomeno anonimo, non è stato difficile individuare il veicolo dopo la descrizione di alcune persone che avevano assistito al colpo. Il ladro noto con il soprannome “Paperino” e già noto alle forze dell’Ordine è stato circondato da due pattuglie e fermato a poche decine di metri dal supermercato e, precisamente, nelle vicinanze del ristorante “Ly Cannaruty” che si trova sulla stessa via.

La Fiora di Paris Di Nella

9 gennaio 2018